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Una vita per la comunità

febbraio 17, 2012 da redazione

Una vita per la comunità

In anteprima pubblichiamo uno stralcio del libro di Ottorino Forcignanò sulla vita di don Oronzo Margiotta

In anteprima per i lettori de “l’alambicco” pubblichiamo uno stralcio del primo capitolo di Una vita per la comunità, libro scritto da Ottorino Forcignanò sulla vita e il lavoro di don Oronzo Margotta.
Il volume è stato fortemente voluto dalla famiglia Margiotta e dall’Amministrazione comunale (prima dal Sindaco Cesare Serra, che ha ideato il progetto, e poi dal Sindaco Tonino Girau e dall’Assessorato alla cultura).
Il libro sarà presentato alla cittadinanza nella primavera di quest’anno.


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Mi cercò più volte l’indimenticabile don Oronzo, dopo aver lasciato la guida della Parrocchia di Santa Maria delle Grazie di San Cesario. Cercava qualche numero mancante di “Noi, Comunità”, il foglio parrocchiale da lui sempre desiderato, per cui tanto si era speso e che finalmente era riuscito a realizzare nel 1971. Quella sera della primavera del 2001 mi disse di aver telefonato anche ad altri, sperando di rintracciare tutti i numeri del giornale che non aveva avuto modo di conservare. Intendeva riordinare un po’ di carte. Intuivo che forse aveva intenzione di scrivere qualche memoria. Forse. Non glielo chiesi per discrezione, ma nell’ultima telefonata gli promisi che ci saremmo incontrati. Poi l’imprevedibile corso della vita portò in poco tempo il caro Don Oronzo a festeggiare nel cielo il suo cinquantesimo di sacerdozio.
Quando la famiglia Margiotta mi ha chiesto di scrivere una testimonianza sulla figura del caro congiunto, mi è sembrato che il desiderio di don Oronzo , intuito da me quella sera di primavera, si materializzasse prendendo forma in quello dei suoi cari. Ma perché la scelta veniva a cadere su di me e non su altri? La cosa mi produce ancora forte emozione.
[…] Ma fermare sulla carta gli aspetti salienti del vissuto di un parroco come don Oronzo obbliga a lasciare meno spazio alle emozioni e sensazioni personali per un racconto più obiettivo e distaccato.
[…] D’altronde, i pochi anni intercorsi dalla sua scomparsa possono lasciare molti spazi alle emozioni legate direttamente al suo ricordo e, meno, alla necessaria e distaccata serenità nel valutare il suo operato. Don Oronzo, infatti, non soltanto ha guidato la Parrocchia Matrice di San Cesario per quarant’ anni, ma in questo paese ha vissuto interamente la sua esistenza..

Da tutti conosciuto, come accade sempre in una piccola comunità, è stato fatto oggetto di forti attenzioni, con il relativo carico di opinioni, giudizi, passioni, simpatie e antipatie, partigianerie esagerate o critiche dure. Come capita a chi non solo è parte di una comunità ma, per il ruolo svolto, ne diviene imprescindibile punto di riferimento.
Ecco allora un motivo in più della scelta di lasciare direttamente al lettore il compito di esprimere opinioni, anche legate alle particolari emozioni dei propri ricordi. A me ho riservato il compito, certamente nemmeno tanto facile, di raccogliere e selezionare alcune pagine dei suoi scritti e di raccontare, per sommi capi, alcuni tratti della sua biografia ed i momenti che mi sono parsi più significativi della sua lunga attività di parroco.

La grande quantità di materiale che la famiglia ha messo a mia disposizione mi conferma nell’ipotesi che don Oronzo stesse effettivamente pensando a redigere qualche memoria della sua vita. Si tratta di quaderni fittamente vergati a mano, con “Omelie”, “Panegirici”, ma anche “Riflessioni in preparazione agli incontri con i nubendi”, con i giovani, commemorazioni funebri di taluni concittadini, studi per il regolamento della confraternita dei SS Cuori, riflessioni religiose su particolari argomenti, aneddoti, interventi alle assemblee parrocchiali, ma anche scherzi e battute per intrattenere i partecipanti a pellegrinaggi particolarmente impegnativi. E poi “Novene predicate sulla Madonna”, “Pensieri sulla Messa”, “Prediche e pensieri”, “Incontri con i genitori degli alunni del catechismo”, discorsi tenuti in particolari occasioni e commemorazioni, annotati su fogli raccolti con la cucitrice. E ancora, il “Diario personale”, un semplice quaderno dalla foderina nera, che va dall’8 ottobre 1956 sino al 3 dicembre 1960, giorno dell’insediamento come parroco di Santa Maria delle Grazie, un estratto “Resoconto Eventi Ecclesiali” che va dal 13 luglio del 1952 al 24 settembre 2000 e la raccolta completa di tutti i numeri di “Noi, Comunità”.
Ho ritenuto, quindi, che attraverso la personale scelta di alcune pagine dei documenti lasciati, del suo “Diario” e di alcuni suoi articoli pubblicati su “Noi Comunità” non soltanto avremmo sentito direttamente la voce del nostro parroco, ma avremmo ripercorso, sia pur sommariamente, un arco di cinquant’anni di storia di vita religiosa del nostro paese, riflesso nei documenti originali di un testimone che ha vissuto in prima persona i mutamenti prodotti nella Chiesa e nella società dal vento innovatore del Concilio Ecumenico Vaticano II.
E, nel rileggere gli scritti di Don Oronzo, scopriremo con sorpresa che c’è un unico filo che li lega saldamente e che diventa la costante della sua vita: l’amore appassionato per il suo paese e i parrocchiani a lui affidati che, con la sua catechesi, ma soprattutto con la sua autentica testimonianza, educa ad una fede concretamente vissuta, come scelta di vita e maturazione personale.

Ottorino Forcignanò