Salta al contenuto principale

Trent’anni di passione letteraria

luglio 10, 2014 da redazione

Piero Manni
Piero Manni con Edoardo Sanguineti
Trent’anni di passione letteraria

 

Intervista a Piero Manni, fondatore, insieme ad Anna Grazia D'Oria, dell'omonima casa editrice che ha sede a San Cesario

Cominciamo dall'inizio: torniamo al 1984. Che cosa accade?
Nel gennaio dell'84 viene pubblicato il primo numero de l'Immaginazione, una rivista letteraria, ancora oggi edita, con la collaborazione di Romano Luperini e Maria Corti, all'epoca docenti presso l'università di Lecce e, grazie ai quali creammo una serie di relazioni con un gruppo di intellettuali. Io avevo lavorato per alcuni anni nella casa editrice Milella e collaborato con il poeta Antonio Verri. Da queste esperienze si arrivò alla decisione di dar vita alla casa editrice.

La Manni, rispetto ad altre esperienze di editori del Sud, ha avuto negli anni uno sviluppo più articolato, uno sguardo aperto alla realtà nazionale.
Sì, ci siamo posti subito quest'obiettivo. Sicuramente la mia esperienza con Milella, e le relazioni di Anna Grazia D'Oria che si occupava di letteratura ci hanno spinto in questa direzione; gli stessi Luperini e la Corti ci consigliavano di non occuparci solo del nostro territorio, ma cercare di valorizzare validi autori salentini inserendoli in un catalogo con autori di circuito nazionale. Abbiamo scelto di pubblicare il nostro primo autore salentino, Nicola De Donno, poeta dialettale di Maglie, solo dopo aver pubblicato per due anni scritti di autori quali Sanguineti, Malerba, Leonetti. Quindi, quando abbiamo proposto De Donno è stato subito inserito in un circuito nazionale. Sicuramente la maniera migliore di valorizzare il proprio territorio è non chiudersi in esso ma sprovincializzarsi.
Una tua valutazione, dopo tanti anni di esperienza, sulle difficoltà che incontra oggi una casa editrice indipendente.
Gli spazi per l'editoria indipendente sono sempre più limitati.
Fino a vent'anni fa c'era in Italia dibattito culturale, in tutti i settori, una società intellettuale che discuteva. Nei primi anni di pubblicazione dei nostri libri, avevamo un riscontro sulla stampa notevole.
Oggi questo si è perso, l'intellettuale non è più quello che la sua funzione gli richiede, di critico del sistema, è a ruota di questo o quel potere. A questo si aggiunge che l'editoria è diventata un'industria, in cui rischia di prevalere l'ottica del profitto. L'editore è un poco strabico, deve avere un occhio al mercato e uno alla qualità.
E voi, come siete riusciti a mantenere l'equilibrio tra il vostro progetto culturale e le richieste del mercato ?
Con grandi salti, si pubblica un libro di qualità ed uno che può piacere al mercato, poi affianchi altre attività, per esempio corsi di formazione, per avere altre risorse. Il tutto sempre con non poche difficoltà. Ma il problema più forte è che in Italia c'è un oligopolio nell'editoria, pochi gruppi che non solo hanno la maggiore produzione, ma soprattutto controllano il mercato; i distributori, le catene di librerie sono legati ai grandi gruppi editoriali, sono ormai poche le librerie indipendenti; i giornali e le televisioni anche loro influenzati dai grandi gruppi. Noi abbiamo la fortuna di gestire molte relazioni e di prestigio, e questo ci aiuta.

Editoria indipendente o grandi gruppi, la bestia nera resta comunque in Italia la poca lettura. Troppi libri pubblicati o pochi lettori?
Entrambi. La stragrande maggioranza dei libri pubblicati in Italia non arriva in libreria e una buona percentuale di quelli che arrivano non viene venduta. Negli ultimi tre anni ci sono stati dei cali significativi nell'editoria complessivamente, mantiene solo la cosiddetta fascia dei lettori forti, cioè di quelli che mediamente leggono un libro al mese. Manca una politica culturale efficace, prevale l'idea che la cultura serva a poco. E questo non è vero: è dimostrato scientificamente che i paesi con i maggiori tassi di lettura sono anche i paesi più sviluppati. Si legge poco perchè non si crede oramai che la cultura sia un fatto produttivo, e questo purtroppo da noi, è un problema che investe in modo più generale tutti i beni culturali.

Web ed e-book: qual è la vostra posizione a riguardo?
Non credo che la rete sia un danno per l'editoria. Immagino che quando, alla fine del quattrocento, si cominciarono a stampare i libri, ci fu una sorta di ribellione dei monaci amanuensi, ma il tempo ne ha dimostrato la piena efficacia. Credo che la diffusione dei libri attraverso il web favorisca la lettura, sicuramente non nuoce alla commercializzazione dei libri, anche noi utilizziamo da un paio di anni l'e-book.

Nella tua lunga esperienza di editore hai conosciuto intellettuali, scrittori già affermati e aspiranti scrittori: ci racconti un episodio curioso o grottesco che ti è capitato?
Molti sono legati alla poetessa Alda Merini: una donna molto generosa che amava fare regali pur possedendo poco. Una volta che ero andato a trovarla, mi regalò un suo ritratto, un nudo, e, poiché ero a piedi, mi ritrovai ad andare in giro per le strade di Milano con questo suo grande ritratto sotto il braccio, tra gli sguardi incuriositi e perplessi delle gente che incontravo.

Da Soleto, tuo paese di nascita, a San Cesario: qual è il tuo rapporto con la comunità sancesariana?

Io non riesco a stare in un posto senza creare legami con le persone. Sono contento quando posso stare con la gente e se poi posso essere minimamente utile mi esalto. Il bello della vita per me sono le relazioni umane. Mi piace creare legami interpersonali e come cittadino interessarmi alle questioni generali e dare eventualmente il mio contributo.

Salento-turismo-cultura: come uscire dall'ottica limitata del Salento-cartolina o solo Notte della Taranta?
Quando si è cominciato a parlare del Salento in termini turistici, avevamo come modelli di riferimento la costiera amalfitana e quella romagnola, e non abbiamo avuto la riflessione sufficiente per capire che quei modelli non erano adatti a noi. Da noi la gente veniva per il nostro paesaggio particolare, per la capacità di accoglienza della nostra gente. Peculiarità questa che non abbiamo mai saputo valorizzare abbastanza. Si dovrebbe incentivare il turismo nell'entroterra, non solo lungo le coste; abbiamo piccoli paesi, ricchi di centri storici, di corti. È ancora piuttosto approssimativa la valorizzazione dei beni culturali, dolmen, menhir, chiese rupestri, cenobi, frantoi ipogei, centri storici. Così come si potrebbe incentivare il turismo sociale, puntando ad un turismo destagionalizzato.

Il primo libro pubblicato dalle edizioni Manni e ripubblicato in occasione dei trent'anni di attività è Segni di poesia/ Lingue di pace. Due parole particolari: la prima quasi ormai dimenticata, la seconda troppo usata. È cambiato qualcosa in questi trent'anni?
Trent'anni fa si credeva in queste due parole e, personalmente ci credo ancora. Penso che tra cinquant'anni avremo dimenticato molti personaggi politici, ma la poesia di Luzi, Sanguineti,Volponi, avrà ancora molto da insegnare alle future generazioni.
Oggi ci sono situazioni di guerra, anche in numero maggiore rispetto a trent'anni fa, ma ormai ci siamo abituati a sentirne parlare. La globalizzazione ha globalizzato soltanto l'economia, non le relazioni tra i popoli; c'è stato un accentramento dell'economia mondiale nelle mani della grande finanza. Di fatto resta un libro attualissimo, la poesia è rapportata alla storia molto di più della politica che è rapportata spesso solo alla cronaca.

Auguri da tutta la redazione de “l'alambicco” e un sentito grazie per l'attenzione e il sostegno alle attività dell'associazione che la casa editrice Manni ha dimostrato da quando la nostra avventura è iniziata.

Giuliana Scardino

giuliana@alambicco.com