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Tares, questa cara sconosciuta

dicembre 13, 2013 da redazione

Come funziona e quanto ci costerà il nuovo Tributo comunale sui rifiuti e sui servizi

Se ne parla da un po' e ora purtroppo è arrivata! Stiamo parlando della Tares, acronimo che nasconde il nome di un tributo, quello sui rifiuti (Tributo comunale sui rifiuti e sui servizi), introdotto nel 2011 dal governo Monti ed entrato in vigore alla fine di questo 2013. Mettiamo subito le mani avanti: il meccanismo che ne determina gli importi è particolarmente complesso e articolato; non riusciremo a essere esaustivi ma speriamo almeno di fare un po’ di chiarezza sulla filosofia che il legislatore ha messo alla base di questa riforma.

Fino al 2012 la tassa sui rifiuti dipendeva unicamente dalla superficie dell'edificio. La Tares stabilisce diversi parametri, incrociando due elementi principali: la superficie dello stabile e il numero di residenti; per le attività commerciali, un coefficiente di moltiplicazione stabilito dal Ministero in base alla quantità presunta di rifiuti prodotti dalla specifica categoria. Inoltre, c'è una tassazione statale fissa pari a 0,30 euro a metro quadro (uguale per tutti, edifici privati e pubblici) e un tributo provinciale del 5%. Una logica più che condivisibile: paga di più chi produce maggior quantità di rifiuti. La legge, infatti, stabilisce che il tributo debba coprire integralmente i costi del servizio di gestione dei rifiuti. “Integralmente” vuol dire che nel computo delle spese sostenute dai Comuni devono essere incluse quelle del personale che lavora in questo settore. Non servirà a fare cassa quindi ma “solo” a coprire la spesa (per San Cesario di poco inferiore ai 2 milioni di euro).

Il calcolo ha generato in molti casi aumenti significativi che hanno messo in difficoltà le tasche già sufficientemente a secco degli italiani, soprattutto delle attività e delle famiglie numerose. Le case con uno o due residenti pagheranno cifre molto simili allo scorso anno, mentre da tre residenti in su il costo comincerà a essere progressivamente più elevato. Nella tabella a sinistra (cliccala per ingrandirla) abbiamo provato a fare una simulazione (approssimativa) delle differenze tra il 2012 e il 2013. Ad accompagnare l'entrata in vigore della Tarsu, ogni comune si è dotato di un regolamento che, tra le altre cose, determina le superfici escluse dalla tassazione (vani tecnici, sale operatorie, locali per l'allevamento di animali, edifici in ristrutturazione, ecc.), le fasce della popolazione (anziani o residenti all'estero) e i cittadini virtuosi (quelli che hanno avviato il compostaggio domestico) che potranno accedere a forme di sgravio.

San Cesario ha stabilito la riduzione del 30% per le abitazioni con un unico residente ultrasessantacinquenne, per quelle a uso stagionale, per i residenti all'estero e per i fabbricati rurali; una del 20% per le utenze domestiche che fanno il compostaggio e una del 15% per gli ultrasettantenni con reddito entro i 7 mila euro lordi. Logica condivisibile, dicevamo, ma con due obiezioni di fondo: gli ultimi governi, attraverso questi sistemi di tassazione, non hanno fatto altro che riversare sugli enti locali e quindi direttamente sui cittadini (siano essi famiglie o imprenditori e commercianti) la totalità del peso economico della crisi finanziaria; a fronte di una tassa così alta spesso non corrisponde una qualità del servizio minimamente adeguata: noi, più di altri, viviamo sulla nostra pelle la perenne emergenza rifiuti e l'incomprensibile atteggiamento della Regione Puglia che continua a giocare tra Ato e Aro impedendo di fatto la contrattazione diretta dei Comuni con gli enti gestori, senza voler risolvere concretamente il problema della filiera dei rifiuti (per tacere delle nostre discariche e dei disagi da queste procurati).

Il governo ha fatto subito sapere che il prossimo anno la Tares non ci sarà. Letta prima aveva pensato di sostituirla con la Trise, e qualche giorno fa con la Iuc (Imposta Unica Comunale) che dovrebbe raggruppare la tassazione sui rifiuti e quella sui servizi indivisibili (strade, case, illuminazione pubblica, ecc.). Ma Tarsu, Trise, Iuc che sia, la sostanza non cambierà: i cittadini dovranno farsi carico di tutto il costo. Speriamo almeno cambi la qualità della gestione di rifiuti e ambiente, a cominciare da noi cittadini che spesso non siamo certo d'esempio.

 

Paolo De Blasi
paolo@alambicco.com