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Stoker

giugno 25, 2013 da redazione

Stoker

 

STOKER (Usa-Gb 2013)

Regia: Park Chan-Wook
Cast: Mia Wasikowska - Mattew Goode - Nicole Kidman

India Stoker (Mia Wasikowska) è una ragazza introversa, che vive con i genitori in una villa immersa nella campagna. Il giorno del suo diciottesimo compleanno il padre, al quale era particolarmente legata, muore in un incidente stradale. Durante le esequie fa la sua comparsa lo zio Charlie (Mattew Goode), fratello minore del padre, del quale India ignorava l'esistenza. La giovane si ritrova a vivere insieme alla madre (Nicole Kidman) emotivamente instabile e all'ambiguo giovane zio.

Park Chan-Wook è divenuto famoso, dapprima in Europa e poi nel mondo, quando il secondo capitolo della sua trilogia della vendetta, vale a dire Oldboy (uscito in Italia nel maggio del 2005), ottenne il premio della giuria, presieduta da Quentin Tarantino, al Festival di Cannes. Dopo il successo di Oldboy, seguì l'uscita in dvd di Sympathy for Mr. Vengeance primo capitolo della trilogia, datato 2002 ma inedito in Italia, a seguire nel 2006 fu la volta di Lady Vendetta, terzo ed ultimo capitolo. In un solo anno quindi, Park Chan-Wook conquistò gli spettatori meritandosi il titolo di autore. Il regista coreano tra sangue, dolore, sadismo e violenza mise subito in mostra grandi doti tecniche e una non comune capacità estetica nel costruire l'inquadratura.

Inoltre, all'epoca, a chi mastica cinema, risultò subito chiaro che Park Chan-Wook non era uno dei tanti autori orientali eccentrici che spingeva sull'acceleratore della violenza, ma piuttosto un autore raffinato, che usava il sangue e la vendetta per trascinare questioni più sottili (il regista è laureato in filosofia) sino all'estremo, per poi spiazzare con finali poco convenzionali, che constringono lo spettatore a riavvolgere mentalmente la pellicola e rivedere il giudizio e riflettere sulla moralità dei protagonisti. Queste qualità e il successo di Oldboy hanno fatto si che Park Chan-Wook venisse chiamato da una grande major di Hollywood per dirigere Stoker.

L'approdo negli States per questa pellicola (non dimentichiamolo, trattasi di film su commissione, Park Chan-Wook è solo il regista, non l'autore del soggetto e della sceneggiatura, anche se ha apportato aggiustamenti e correzioni) ha creato particolare attesa tra i fan del regista coreano, impauriti dal fatto che la pellicola potesse risultare annacquata dai mille vincoli produttivi e dalle esigenze commerciali di Hollywood. Andando a rimpolpare la pattuglia di registi coreani sbarcati nella mecca del cinema, quanto era disposto a sacrificare Park Chan-Wook del proprio modo di intendere il cinema non era dato saperlo.

C'era il rischio di un appiattimento visivo e di linguaggio (Park non ama i lunghi dialoghi, ha la capacità di spiegare con le immagini) per confezionare un film che rispondesse ai canoni del cinema americano? La risposta è si, e il regista di Oldboy (a proposito, Spike Lee ha girato il remake in salsa yankee), ne è stato, fortunatamente, vittima solo parziale. Il regista coreano alle prese con una sceneggiatura non originalissima, che potrebbe richiamare alla memoria Spider di David Cronenberg (2002), abbandona i ritmi e le dinamiche ad alto tasso di sadismo e punta forte sulla propria grande capacità tecnica e sopratutto sull'immaginario visivo, così, le macchie di sangue sull’erba, un ragno che si incunea  tra le gambe di India (non credo che Park conosca la cultura della Taranta), un duetto al pianoforte, diventano il tramite per raccontare una parabola di rapporti malsani e di repressione sessuale.

Una fotografia di altissimo livello, inquadrature chirurgiche, una violenza mai gratuita, ossessione, claustrofobia, feticismo, interrogativi filosofici, provocazione morale, il tutto confezionato con atmosfere alla Hitchock, fanno di Stoker un film che potrebbe essere catalogato contemporaneamente sia come un thriller che come horror o dramma psicologico, ma è sicuramente un film su una famiglia con il sangue cattivo, affetta da un "male ereditario" dove la questione morale (sempre cara al regista coreano) non è assente, è solo molto più celata. Difatti, l'esplicito senso di colpa che pervade i protagonisti della "trilogia della vendetta" in questo caso sembra essere assente, ma valutando con attenzione alcune dinamiche della storia se ne possono riscontrare flebili tracce. 

Park Chan-Wook è straordinario nel mantenere l'ambiguità sul tempo e il luogo in cui si svolge la storia e grazie anche a questo escamotage che la vicenda si fa ancora più misteriosa. I personaggi sono dotati di una psicologia ben descritta, che contribuisce in maniera lampante a fare dei tre protagonisti (in modo particolare il personaggio della Kidman) contemporaneamente delle vittime e dei carnefici. Il risultato finale è che Stoker è senza dubbio una pellicola estremamente elegante, formalmente impeccabile e molto più intellettuale di quanto si possa pensare, ma è innegabile che tutto questo ben di dio copra alcune lacune di sceneggiatura.

In definitiva, chi scrive è dell'opinione che la buona riuscita del film è dovuta quasi esclusivamente all'indiscussa bravura di Park Chan-Wook e che, probabilmente, Stoker affidato ad  altre mani non avrebbe garantito lo stesso risultato. Stoker è il cognome della famiglia protagonista della vicenda ed è un omaggio all'autore di Dracula. Film che merita sicuramente la visione. (in sala dal 20/06/2013)

Fabrizio Luperto