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Solidarietà in Comune

maggio 11, 2013 da redazione

Approvata l’istituzione di un Fondo per il Microcredito: luci ed ombre di una nuova speranza.

Leggo da qualche parte una raccomandazione tanto semplice quanto vera. Recita pressappoco così: “bada alle piccole spese. Una piccola falla affonda una grande nave”. Purtroppo di falle, in questi ultimi 5 anni, se ne sono aperte in quantità. E non ho in mente chissà cosa. Semplicemente i nostri, modesti, bilanci familiari. Ciò che un tempo rovinava la giornata, ma che in fondo impensieriva relativamente (una bolletta particolarmente salata, l’auto in panne, la caldaia in blocco) costituisce oggi, per sempre più persone, vere e proprie montagne da scalare.

Il consiglio comunale del 29 aprile, approvando istituzione e regolamento di un Fondo di Microcredito di Solidarietà, ha posato una prima pietra a sostegno delle famiglie. Si tratta di somme di piccola entità da erogare a persone in condizioni di vulnerabilità socioeconomica, escluse dal sistema creditizio ordinario. I contributi, stanziati a titolo di "prestito d’onore", hanno un tetto massimo di 1.500 euro (elevabili a 2.000 se necessari al pagamento di utenze) e sono rimborsabili in 20 rate mensili.

Obiettivi prioritari del fondo sono: 1) copertura di spese sanitarie; 2) copertura di periodi di inoccupazione senza alcun sostentamento economico; 3) morosità nel pagamento degli affitti con procedure esecutive di sfratto in atto; 4) aiuto nel pagamento delle mensilità anticipate per l’accesso a case in affitto; 5) pagamento di utenze; 6) spese per riqualificare gli alloggi di entità modesta; 7) spese per la formazione; 8) spese per riparare i mezzi di trasporto.

Oltre il comprovato stato di indigenza, requisito necessario per richiedere il prestito è la residenza nel Comune al 29 aprile 2013 (data di approvazione del regolamento, ndr). Evidentemente un paletto destinato a scoraggiare residenze finalizzate all’accesso al credito. Un ragionamento condivisibile ma non esaustivo perché il fondo non ha validità temporanea limitata. Resterà in vigore “fino a diversa determinazione del consiglio comunale”. Paradossalmente anche 100 anni, o addirittura per sempre. Evidentemente è necessario pensare a come estendere l’accesso al beneficio ai futuri concittadini (impensabile ed orribile escluderli vita natural durante). Ragionando ad alta voce, potremmo immaginare una franchigia di un anno dall’instaurarsi della residenza. Ma poi questa residenza, assieme allo stato di indigenza ed ai giustificativi di spesa, è davvero sufficiente ad aprire le porte del fondo? Penso a quella gente che ha debiti o morosità con il Comune e che quindi, nei fatti, sta già usufruendo di un credito. Darli ulteriori fondi, non li alzerebbe ad uno status di privilegiati?

Il tempo per disbrogliare questi ed altri nodi non manca di certo. Il microcredito è approvato in termini di regolamento ma è tutt’altro che attivo. Forse, da questo punto di vista, i manifesti affissi il 2 maggio, a firma Spazio Comune e Futuro in Corso, sono un po’ fuorvianti. Nel leggerli mi sono immaginato i fondi già nelle casse comunali, pronti ad esser donati a chi ne facesse richiesta. Probabilmente un errore dettato da un picco di entusiasmo da chi (i consiglieri Coppola, Liaci e Ciricugno) ha avuto il merito e la sensibilità di percepire per primo il disagio sociale ed ha parlato di microcredito alle forze di maggioranza.

Ad oggi il Consiglio Comunale ha approvato lo stanziamento nel bilancio previsionale 2013 di un apposito fondo di garanzia di trentamila euro. Non è chiarissimo, ma si intuisce che questo fondo (incrementabile con donazioni di privati) dovrebbe andare a garantire il soggetto bancario che erogherà e gestirà, nei fatti, l’attività creditizia. Insomma, a darci i soldi sarà una banca ed il Comune ci farà da garante. Nota non trascurabile: nel momento in cui scrivo (7 maggio 2013, ndr) non è stato ancora individuato un istituto di credito per la firma della convenzione. Tra l’altro, una volta che questo fondamentale passaggio sarà stato risolto, ci si domanda sino a che punto l’ufficio Ragioneria potrà spingersi con solleciti, ed eventuali interventi coattivi, per stimolare coloro che non dovessero onorare il pagamento delle rate debitorie. La gestione del credito, infatti, risulterebbe in primis di competenza della banca.

Insomma, un primo, importante passo in direzione delle fasce più deboli è stato fatto, ma oggettivamente la strada da percorrere è ancora lunga e piena di insidie. Non ultima la vulnerabilità di chi è disperato. A volte lo sconforto porta a rinunciare alla dignità. Anche a vendere, per 1.500 euro, il voto proprio e dei cari nel segreto dell’urna.

Paolo De Blasi
paolo@alambicco.com