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Romanzo di una strage

aprile 1, 2012 da redazione

Romanzo di una strage

ROMANZO DI UNA STRAGE (Italia 2012)

Regia: Marco Tullio Giordana
Cast: Valerio Mastandrea - Pierfrancesco Favino - Michela Cescon - Laura Chiatti - Giorgio Tirabassi - Luigi Lo Cascio - Fabrizio Gifuni - Omero Antonutti - Giorgio Colangeli 
Trama: La strage di Piazza Fontana 43 anni dopo.

Milano, 12 Dicembre 1969. Alle ore 16.37 la strategia della tensione prende il via: in piazza Fontana un'esplosione devasta la Banca Nazionale dell'Agricoltura. Muoiono diciassette persone e altre ottantotto rimangono ferite. È chiaro che si tratta di un piano eversivo di stampo fascista, ma la Questura di Milano, inspiegabilmente, segue la pista anarchica. La mattina del 15 dicembre, giorno dei funerali delle vittime, chi contava sulla paura della popolazione o peggio su reazioni esagitate che avrebbero giustificato la repressione, fu spiazzato dalla presenza spontanea di centinaia di migliaia di persone.

La sera del 15 dicembre, durante un interrogatorio che si protraeva ormai da tre giorni, l’anarchico Giuseppe Pinelli, precipitava dal quarto piano della Questura, esattamente dall’ufficio del commissario Luigi Calabresi. Questori, politici, magistrati e uomini dei servizi segreti impartiscono la parola d'ordine: la strage è opera dei rossi e l'anarchico Pinelli si è suicidato. Chi non si allinea ci rimette la carriera se non la vita. Anni dopo, si scoprirà che furono proprio la reazione del Paese e la massiccia presenza dei cittadini ai funerali delle vittime della strage a stroncare sul nascere un tentativo di golpe, organizzato da Junio Valerio Borghese e i suoi fascisti da operetta (Freda e Ventura), in combutta con esponenti dei servizi segreti, alti ufficiali dei Carabinieri con il benestare di politici e pezzi importanti dello Stato. 

Nel corso degli anni vari processi si susseguono nelle più varie sedi, concludendosi con sentenze che si smentiscono a vicenda. Alla fine tutti risulteranno assolti, la strage di piazza Fontana per la giustizia italiana non ha colpevoli. Resta, evidente e indiscutibile, che la strategia della tensione con il suo fardello di vittime innocenti ottenne alcuni obiettivi primari: la sinistra extraparlamentare marginalizzata, i contratti collettivi di lavoro firmati con conseguente depotenziamento del sindacato, l'esclusione dai centri di potere di magistrati troppo inclini alla democrazia. Poco sembra importare che la conseguenza di tutto questo fu la radicalizzazione dello scontro che portò alla lotta armata facendo scivolare il Paese in un decennio di piombo e sangue. 

Lasciando da parte inutili e sterili polemiche politiche e concentrandoci sull'aspetto puramente cinematografico, dobbiamo riconoscere a Giordana un certo coraggio nell'ostinazione a confrontarsi con un genere che in Italia vanta precedenti illustri, basti ricordare capolavori assoluti come Le mani sulla città (F. Rosi 1963), Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (E. Petri 1970) e La classe operaia va in paradiso (E. Petri 1971) senza dimenticare film meno noti, ma non meno importanti, come Cadaveri Eccellenti ( F. Rosi 1975).

Giordana, grazie ad opere come Pasolini, un delitto italiano (1995), I cento passi (2000) e  La meglio gioventù (2003) è riuscito a ritagliarsi un posto tra i grandi del cinema politico italiano come Francesco Rosi, Elio Petri, Damiano Damiani. In questa occasione, il regista milanese, probabilmente, giocava la sua partita più difficile, trovandosi dinanzi a quello che è considerato da molti, il mistero per eccellenza della storia repubblicana del nostro Paese. Nonostante il percorso impervio e accidentato bisogna subito dire che Romanzo di una strage racconta gli avvenimenti in maniera equilibrata anche se, era inevitabile, tutto è semplificato.

Fa eccezione la figura del commissario Calabresi (V. Mastandrea), promosso da Giordana al ruolo di eroe che probabilmente non gli appartiene così come è difficile credere alla brillantissima e personale indagine condotta dal giovane Commissario.  Giordana ha dimostrato di essere  bravo nel raccontare la cronaca grazie ad uno spiccato senso del thriller-politico e Romanzo di una strage  è  capace di far precipitare lo spettatore negli anni bui della strategia della tensione e può aiutare le giovani generazioni a comprendere il tempo vissuto dai loro padri anche se potrebbero faticare a credere che tutto possa essere davvero accaduto.

Altri punti di forza del film sono l'impronta linguistica (Favino-Pinelli parla con una cadenza milanese ormai estinta, ma ben presente nel periodo preso in considerazione) e la rappresentazione fredda, distaccata che non conduce, ruffianamente, lo spettatore verso la facile indignazione, da sempre il punto debole del cinema politico. Cast che comprende "la meglio gioventù" del cinema italiano, infarcito nei ruoli di secondo piano da autentici fuoriclasse come Omero Antonutti e soprattutto il sempre ottimo Giorgio Colangeli.  

Il titolo del film è riferito ad un articolo di Pier Paolo Pasolini pubblicato nel 1974 dal Corriere della Sera, che denunciava i mandanti delle stragi, definendo le loro versioni dei fatti come un "romanzo": " Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre...io so, ma non ho le prove". Bisogna riconoscere che aveva ragione lui. (In sala dal 30/03/2012)

Fabrizio Luperto