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Ricatti di Stato

giugno 7, 2013 da redazione

Il caso di Stefano Cucchi riguarda prima di tutto la morte ingiusta e crudele di un ragazzo, ammazzato di botte, ed il dolore dei suoi cari. Ma un altro aspetto inquietante della vicenda riguarda l'omertà dello Stato, ancora una volta ostinato nel non voler ammettere le proprie responsabilità. Stefano è stato pestato a morte mentre era nelle mani della polizia penitenziaria ma né un'inchiesta interna all'amministrazione penitenziaria né un processo sono stati in grado di individuare gli autori del pestaggio. O gli esecutori, diciamo. Esattamente come non si è voluta mai rivelare l'identità degli agenti che hanno massacrato di botte decine di persone nella scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001.

Mi sono chiesto più volte a chi convenga l'omertà e perché l'amministrazione dello stato, fatta di tante persone diverse, non preferisca invece fare chiarezza su questi e su altri fatti. La risposta è semplice: non può. E la ragione di questa impossibilità non sta tanto nello "spirito di corpo" o in una malintesa "ragion d stato" quanto nella ricattabilità dello Stato stesso.

Perché se si individuassero i responsabili del pestaggio e della morte di Cucchi, se si interrogassero quegli agenti, probabilmente si scoprirebbe che il pestaggio dei detenuti (o di alcune categorie di essi) è una regola non scritta nelle carceri, non "tollerata" bensì imposta. Così come interrogando gli agenti della mobile che fecero l'irruzione a Genova si scoprirebbe esattamente chi diede l'ordine e che tipo di disposizioni consegnò a quegli uomini divenuti belve per conto dello Stato.

E questo noi non lo possiamo scoprire. Questa ricattabilità, e l'omertà che ne consegue, non riguardano solo la famiglia Cucchi ed il suo dolore ma ogni persona di questo Paese. L'esito di questa e di altre vicende dipenderà solamente dalla voglia di verità e di giustizia che sapremo mettere in gioco.

Giuseppe Nobile
giuseppe@alambicco.com