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Questione di civiltà, scelte di coscienza

maggio 10, 2013 da redazione

Dalla Legge 40 al testamento biologico: quando la realtà anticipa la politica

Sulle grandi questioni della vita e della morte, su questo soffio che fiorisce o che finisce, sovente l’etica tradizionale e la morale laica collidono, perché esse poggiano le loro fondamenta filosofiche su impalcature antropologiche differenti. Sui principi stridenti è, oggettivamente, complicato trovare soluzioni di compromesso, in grado di pacificare le coscienze. Una parte della politica attiva di questi ultimi anni non sempre è stata all’altezza della situazione: sulla bioetica numerosi esponenti delle istituzioni hanno ingaggiato una inverosimile, controproducente e cruenta guerra di fazioni contrapposte. Con il limite imperdonabile di spaccare la cittadinanza, trattando questioni vitali rilevantissime e dirimenti in modo approssimativo.

Eppure, la politica non sarà una scienza esatta ma resta pur sempre il luogo fisico e civile della mediazione. L’ex senatrice e filosofa Vittoria Franco, da anni ricercatrice alla Normale di Pisa, ritiene legittimamente che i politici con un salto, con uno slittamento, abbiano il dovere di far convivere, per quanto possibile, principi antitetici, edificando rudimenti d’una bioetica quantomeno parzialmente condivisa. Non abbiamo davvero bisogno di lotte fratricide fra cittadini. Semmai solo una sana conflittualità dialettica può giovare, perché essa è il catalizzatore e il sale della democrazia: forse proprio da un clima di fruttuosa frapposizione, improntata però sul dialogo vantaggioso e sul rispetto reciproco, possono prosperare nobili e propositivi intendimenti.

E, soprattutto, quando sarà possibile, in Parlamento si dovrà addivenire a leggi più flessibili e liberali. La sacralità della vita non è, per forza, in contrasto netto con la qualità della vita: queste due aspettative paradigmatiche della persona sono entrambe essenziali ed assieme vanno ad arricchire il tessuto plurale dello Stato laico. Sulle questioni eticamente sensibili, cattolici e laici, senza abdicare alle grandi enunciazioni, dovrebbero essere più morbidi, guardando alle necessità di fatto, alle priorità effettive, in un clima di raffronto e, al contempo, di cooperazione e distensione.

La legge n. 40 sulla procreazione medicalmente assistita risulta inefficace, inadeguata, pasticciata, quindi va giudiziosamente revisionata, per consentire alla donna di riappropriarsi del suo corpo che non è un mero contenitore, per permettere alla libertà di ricerca scientifica di pullulare facendo sperimentazione quantomeno sulle cellule embrionali sovrannumerarie orfane, quelle comunque confinate nel limbo raggelante dei frigoriferi in azoto liquido e condannate ad un lento decadimento, a sicura morte.

È necessario garantire una opportuna normativa sulle coppie di fatto (eterosessuali e omosessuali) per allargare la sfera dei diritti e stare al passo con altri Paesi del mondo. E poi il testamento biologico. L’autodeterminazione dell’individuo è un punto cardine, da cui non si può prescindere. Il teologo Vito Mancuso è perentorio nel sostenere che “anche chi crede in Dio può rifiutare di vivere attaccato ad una macchina. Non c’è nulla di eticamente sbagliato nell’opporsi allo stato vegetativo”. In seguito ad un incidente traumatico o ad una malattia devastante, il nostro corpo violato e martoriato può diventare davvero una tremenda prigione senza scampo di insensibilità o di dolore insostenibile.

Con le “direttive anticipate” si deve stabilire che ciascuno di noi, quando è in grado di intendere e di volere, possa indicare le cure, le terapie e i trattamenti sanitari, che ritiene di dover accettare un domani, nella triste eventualità di non poter più esprimere le proprie volontà. Cattolici e laici devono ambire ad un confronto serrato, positivo, comprensivo, mettendo da parte le improduttive contese ideologiche.

Marcello Buttazzo