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Poetix: Jacques Prevert

ottobre 10, 2013 da redazione

Jacques Prevert nacque a Neuilly-sur-Seine nel 1900 dimostrando, fin dalla più tenera età, una spiccata propensione per la Letteratura e lo Spettacolo. Pur svolgendo lavori umili, umile infatti era la provenienza famigliare, Prevert continuò a coltivare l’interesse per la cultura, tanto da entrare a far parte, nel 1922, del nascente movimento Surrealista. In questi anni, che lo videro al fianco di alcuni dei più importanti intellettuali del tempo, fra cui André Breton,  iniziò la sua lunga attività poetica, accolta con molto favore dalla critica francese, che vedeva in lui l’uomo che avrebbe potuto sollevare le sorti poetiche della Francia. Ma la vena artistica di Prevert, focalizzata sul concetto dell’Amore, trova la sua più alta espressione nelle sceneggiature teatrali e cinematografiche. Svolse attività teatrale fino al 1936, partecipando anche come attore e recitando, in una occasione, in compagnia di Pablo Picasso, ma da questo momento in poi si concentrò sull’attività cinematografica e sullo sviluppo dell’arte poetica, partecipando alla realizzazione del film capolavoro Gli amanti perduti.

Nel 1948 precipitò da una finestra della Radio per la quale lavorava, restando per due settimane in coma. Ripresosi, continuo a scrivere sceneggiature, in particolar modo per bambini e pubblicò un nuovo volume di poesie dal titolo Histoires, et d’autres histoires,che ebbe un enorme successo nell’ambiente, ma la sua opera più importante è e resterà sempre Paroles, dalla quale è tratta la poesia che segue. Trascorse gli ultimi anni di vita isolato dal mondo esterno e costretto alla sofferenza da un cancro ai polmoni, che lo porterà alla morte l’undici Aprile del 1977.

I ragazzi che si amano

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore.

I ragazzi che si amano è una delle liriche più riuscite di Prevert. Attraverso quest’opera, l’autore vuole esaltare l’aspetto totalizzante dell’Amore: due ragazzi si amano fra la folla, due rose in un campo di grano, il tempo intorno a loro, le persone, le cose, tutto scorre lentamente; i rumori si fanno più fiochi, le immagini sbiadiscono, i loro sguardi tesi l’uno verso l’altro come due mani che chiudono l’infinito, nulla esiste attorno a loro se non ciò che gli unisce. Ma dove c’è amore c’è invidia: i passanti li segnano con il dito, insultano ciò che non possono comprendere, hanno l’anima scavata dalla rabbia e sul volto portano disegnato un sorriso che nasconde le lacrime del loro dolore. Disprezzano fra le risate i due teneri amanti ma loro, i ragazzi innamorati, non ci sono per nessuno, non odono le ingiurie né gli sguardi incattiviti e restano fermi l’uno di fronte all’altro, inebriati dall’abbagliante splendore del loro primo amore. All’interno dell’opera i ragazzi rappresentano l’idea che Prevert ha dell’amore, un amore che unisce oltre ogni cosa, che fa soffrire e gioire, che nonostante tutto nessuno smette mai di cercare e soprattutto che coincide con un altro concetto chiave della sua poetica, quello della nascita che è sinonimo di vita, di rinnovamento, perché amare è vivere, morire e rinascere all’infinito. I passanti, invece, sono coloro che non riescono né a comprendere né a provare quell’amore, essi rappresentano quella parte di umanità che è schiava della razionalità e sottomessa ai luoghi comuni. I due amanti non hanno tempo per parlare, i passanti, invece, si dilungano a farlo perché non hanno nulla da amare, non riconoscono l’amore così intenti come sono a invidiare.

L’amore non ha un’età, non ha nazionalità né sesso o religione, non c’è un amore giusto e un altro ingiusto, non c’è amore che può essere forzato o indotto. L’amore è quanto di più libero e puro possa esistere, eppure ai giorni nostri si vedono tanti passanti con l’indice puntato, tanta gente che vuole amare ma che non consente ad altri di farlo perché hanno dimenticato che l’amore non è solo ciò unisce uomo e donna, ma è forza di coesione fra individui, è la barca che tiene a galla le famiglie, è un filo che lega oltre il tempo e oltre la vita due anime… opposte o uguali! 

Luigi Patarnello
luigi@alambicco.com