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Poetix: Costantino Kavafis

dicembre 14, 2014 da redazione

Talvolta si affidano alle lettere o ai versi il compito di dire ciò che la bocca e il cuore non sono in grado di esprimere. Sarà capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di non aver trovato le parole giuste per esprimere le proprie emozioni ed oggi, questo momento, è giunto anche per noi de “l’alambicco”. Mi affido ad una poesia di Costantino Kavafis, Itaca, per ringraziare tutti i lettori de “l’alambicco” e di “Poetix”, in particolar modo il professor Italo De Giorgi, dei cui saggi consigli mi sono avvalso in tutti questi meravigliosi mesi. Un pensiero va anche a tutti i ragazzi della redazione, uomini e donne meravigliosi che ho avuto il piacere di conoscere e con cui ho condiviso questa fantastica esperienza, sperando che un giorno, non lontano, la vita ci dia modo di lavorare di nuovo insieme.

Costantino Kavafis nasce ad Alessandria d’Egitto il 29 aprile 1863. Nel 1892 Costantino può già vantare una discreta fama per le sue attività di pubblicista e poeta. Nei suoi appunti autobiografici si parla di una precoce omosessualità, talora psicologicamente traumatica. Dal 1919 il poeta, proprio per questo motivo, viene coinvolto in varie polemiche. Muore il 29 aprile 1933 ad Alessandria, dopo un’operazione alla gola. Di quest’autore ci rimane un corpus di 154 poesie, pubblicate in fogli volanti, via via raccolti in fascicoli; la prima edizione in volume uscì postuma nel 1935. In Kavafis la poesia è spesso canto della memoria e nasce da un passato biografico e storico, con un particolare riferimento all’età ellenistico-romana. Caratteristica di questo autore è la particolare attenzione per l’uomo e per la vita, che si esprime in un invito a vivere a pieno la nostra esistenza perché un giorno tutto questo non ci sarà più e nessun uomo potrà allora tornare indietro. 

Itaca

Se per Itaca volgi il tuo viaggio,
fa voti che ti sia lunga la via,
e colma di vicende e conoscenze.
Non temere i Lestrígoni e i Ciclopi
o Posidone incollerito: mai
troverai tali mostri sulla tua via,
se resta il pensiero alto, e squisita
è l’emozione che ti tocca il cuore
e il corpo. Né Lestrígoni o Ciclopi
né Posidone asprigno incontrerai,
se non li rechi dentro, nel tuo cuore,
se non li drizza il cuore innanzi a te.
Fa voti che ti sia lunga la via.
E siano tanti i mattini d’estate
che ti vedano entrare (e con che gioia
allegra!) in porti sconosciuti prima.
Fa scalo negli impori dei Fenici
per acquistare bella mercanzia,
madrepore e coralli, ebani e ambre,
voluttuosi aromi d’ogni sorta,
quanti più puoi voluttuosi aromi.
Rècati in molte città dell’Egitto,
a imparare imparare dai sapienti.
Itaca tieni sempre nella mente.
La tua sorte ti segna quell’approdo.
Ma non precipitare il tuo viaggio.
Meglio che duri molti anni, che vecchio
tu finalmente attracchi all’isoletta,
ricco di quanto guadagnasti in via,
senza aspettare che ti dia ricchezze.
Itaca t’ha donato il bel viaggio.
Senza di lei non ti mettevi in via.
Nulla ha da darti più.
E se la troverai povera, Itaca non t’ha illuso.
Reduce così saggio, così esperto,
avrai capito che vuol dire un’Itaca.

Il riferimento mitologico dell’opera è il viaggio di Ulisse nell’Odissea. Questa struggente poesia parla del senso della vita, concepita come un lungo viaggio verso una meta che si potrà raggiungere solo dopo lunghe peripezie. Paragonando il lettore all’Ulisse, Kavafis afferma che ognuno di noi ha una meta ma l’importante non è tanto giungere in breve tempo a destinazione, quanto invece vivere giorno per giorno il lungo viaggio, approfittare di ogni sosta, respirare ogni profumo, lasciarsi travolgere da avventure sempre nuove, arricchirsi con le difficoltà e infine crescere e migliorare come uomo e come persona. E quando poi si giungerà ad Itaca, quando cioè avremo finalmente raggiunto il nostro obbiettivo, tutto potrebbe sembrare più piccolo e misero di quanto non appariva all’inizio.

Ma questo non deve scoraggiarci perché qualunque sia la nostra metà ciò che conta davvero è il viaggio che abbiamo compiuto per arrivarci e tutto ciò che la strada è stata in grado di donarci. Si parte sempre uguali ma alla fine si giunge sempre diversi, ed stato così anche per questi anni trascorsi a “l’alambicco”. Ero un piccolo ragazzino che amava scrivere ed oggi sono onorato di aver preso parte a questo piccolo ma grandissimo progetto. Dal profondo dell’anima e con tutto il cuore grazie a ognuno di voi. Good poetry will never die.

Luigi Patarnello