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Pietà

settembre 24, 2012 da redazione

Pietà

 

PIETA' (Kor 2012)

Regia: Kim-Ki Duk
Cast: Cho Min-Soo, Lee Jung-Jin

Kang-do (Lee Jung-Jin) riscuote per conto di uno strozzino il pagamento dei debiti contratti, ad interessi altissimi, da piccoli imprenditori. Kang-do ha una tecnica tutta sua: a garanzia del pagamento, colui che chiede il prestito viene obbligato a contrarre una polizza assicurativa che copre eventuali incidenti che compromettono l'integrità fisica. Quando i "clienti" non possono onorare il debito, Kang-do si comporta come un macellaio, storpiando orribilmente le proprie vittime per riscuotere il premio assicurativo e fare in modo che il debito venga saldato. Un giorno si presenta alla sua porta una donna (Cho Min-Soo) che dice di essere la madre, pentita di averlo abbandonato alla nascita e lasciato crescere senza l'amore che un figlio merita. Kang-do prima respinge la donna, poi la sottopone ad umilianti prove (ingoiare feci, pratiche erotiche) per accertarsi che dica la verità.

Pronti via, un uomo in sedia a rotelle si impicca; inquadratura di una lisca di pesce in un piatto; un uomo, in un letto si masturba, ovvero la solitudine della morte e la solitudine del sesso: benvenuti in Pietà, diciottesimo film di Kim-Ki Duk, regista coreano autore di capolavori atroci e indimenticabili come L'isola (2000), Ferro 3 (2004), La samaritana (2005). Inizialmente Pietà pare un titolo poco attinente rispetto a quello che il regista ci mostra sullo schermo, ovvero un protagonista che di pietà non ne ha nemmeno l'ombra, anzi dalla crudeltà esagerata. Non ispirano pietà, se non raramente, neanche i suoi debitori, vista la stupidità di alcuni di loro. Ma l'entrata in scena della figura materna rimette tutto in discussione e costringe Kang-do ad affrontare questioni morali che prima aveva rimosso.

La pietà è quello che lo spinge ad abbandonare la violenza, la pietà è quella che si manifesta quando è chiamato a prendere decisioni cruciali. Pietà, inoltre, è quello che le vittime di Kang-do implorano prima di essere resi storpi. E', infine, pietà quella che la donna da poco apparsa nella sua vita proverà per lui.

Probabilmente il film più accessibile del maestro coreano, che calamita l'attenzione dello spettatore con immagini crude e asciutte, al limite del sostenibile, giocando tra crudeltà e tenerezza. È un genere, questo, nel quale Kim-Ki Duk eccelle, ma che ora non sorprende più come una volta o per lo meno non stupisce chi conosce la sua filmografia. Per questo motivo, Pietà, che resta un film assolutamente da vedere per la feroce bellezza e la commovente compassione, non ha la forza travolgente dei capolavori che lo hanno preceduto. Vincitore a Venezia 2012 (In sala dal 14/09/2012)

Fabrizio Luperto