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Ortoporto e Xfood: due esempi di cucina sociale

luglio 10, 2014 da redazione

Un progetto innovativo di agricoltura sociale e un ristorante “speciale” vede insieme i pazienti psichiatrici ospiti di Villa Libertini e la condotta di Lecce di Slow Food

La prima volta che sono entrato nel manicomio di Lecce era ormai un ex manicomio. Grazie alla Legge Basaglia, seppur con molti anni di ritardo, anche da noi era stato chiuso l’Ospedale psichiatrico interprovinciale salentino (OPIS).
Un articolato coacervo di padiglioni e vialetti sconosciuti a noi che non immaginavamo cosa si nascondesse in quel grande isolato tra l’ospedale vecchio e l’imbocco della superstrada. Per festeggiare il ventennale di quella legge rivoluzionaria voluta dallo psichiatra veneziano ricordo che fu organizzata “Apriti cielo”, una manifestazione, promossa tra gli altri da un’associazione che poi sarebbe diventata una delle principali agenzie di comunicazione di Lecce.
Entrammo (e lo avremmo fatto altre volte negli anni immediatamente successivi), tra musica e arte, teatro e degustazioni, in alcuni padiglioni. Guardammo con stupore come “i matti” vivevano dentro quella piccola città della sofferenza. Per noi “i matti” erano una canzone di Francesco De Gregori, erano il volto di Jack Nicholson, erano i personaggi dei romanzi e dei saggi che avevamo letto e discusso durante le occupazioni a scuola. “I matti”, di fatto, per molti di noi non esistevano. Erano solo numeri dentro ospedali.
Vedere quelle stanze con i materassi attaccati alle pareti, alcuni spazi angusti, le porte con lo spioncino ci fece male e ci indusse a riflettere, ci lasciò dentro quell'ovosodo - come racconta il film di Paolo Virzì - che non va né in su né in giù.
A oltre quindici anni di distanza da quella manifestazione l’ex Opis è diventato un posto familiare per me e molti altri. Al suo interno ci sono strutture della Asl e ci lavorano molti amici. E poi nel campo in terra battuta si disputa il torneo Calcio senza confini che coinvolge ogni anno una ventina di squadre e migliaia di persone che giocano, tifano, mettono dischi, chiacchierano, bevono, mangiano. Ma soprattutto all’interno della struttura sorge Villa Libertini, dove ha sede il Centro Riabilitativo Assistenziale Psichiatrico (CRAP).
Qui vivono quattordici pazienti psichiatrici in una dimensione “casalinga”. Qui ha sede la condotta leccese di Slow Food Lecce. E cosa ci azzecca un’associazione che promuove un cibo buono e di qualità, con un ex ospedale psichiatrico? Ecco che nasce il progetto di Agricoltura sociale Ortoporto che prevede il coinvolgimento dei pazienti nella realizzazione di un orto vero e proprio. Poco fa sono state piantumate, tra le altre, due varietà di pomodoro "regina di Torre Canne" e "fiaschetto di Torre Guaceto", due presidi Slow Food del territorio.
L’obiettivo è quello di incrementare le competenze dei pazienti psichiatrici, con la prospettiva di aprire all’ipotesi di una produzione a fini commerciali dei prodotti, con potenziale sviluppo occupazionale fino alla formazione di una cooperativa sociale di tipo B, ed un auspicabile reinserimento nel mondo produttivo, alla fine di un percorso riabilitativo psichiatrico.
Adesso che sono entrato a far parte del direttivo leccese di Slow Food, quell’ex ospedale che per noi era un cancello chiuso si è trasformato in una "casa". C’è ancora molta sofferenza in quei padiglioni ma c’è anche tanta umanità. Consiglio di farvi un giro da quelle parti e di conoscere e parlare con il dottor Sergio Longo, che gestisce il Crap, e con il suo staff. E a proposito di buone notizie da qualche settimana è partito all’interno dell’ExFadda di San Vito dei Normanni – ex stabilimento enologico oggi trasformato in uno dei centri culturali più importanti d’Italia (www.exfadda.it) - un nuovo esperimento di ristorante sociale. Dentro XFood lavorano, infatti, persone con varie disabilità.
“XFood è nato con l’idea che la diversità possa essere una risorsa su cui puntare, che se dai a tutti la possibilità di vivere una vita normale, a guadagnarci sia l’intera società”, ha sottolineato durante l’inaugurazione Roberto Covolo, responsabile di ExFadda. Che poi ha aggiunto. “Non tornate da noi perché volete fare solidarietà o vi facciamo pena, ma solo perché si mangia bene”.
Due esempi di speranza e di impegno vero da conoscere e sostenere.

Pierpaolo Lala