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Ogni maledetta domenica

ottobre 31, 2014 da redazione

Piazza Bologna e l’inciviltà di noi cittadini

Nel film Ogni maledetta domenica di Oliver Stone, l’allenatore Tony D’Amato, (un formidabile Al Pacino), ogni domenica, in piedi davanti ai suoi giocatori, ripete le stesse parole, le stesse frasi, gli stessi gesti, come un rito religioso. Parole martellanti, ripetitive al punto da poter essere previste. Anche a San Cesario abbiamo la nostra “Ogni maledetta domenica” quando, intorno alle 12:00, ci si ritrova seduti sulle panchine di piazza Bologna. Solite persone, stessa panchina, quasi a segnare un gruppo di appartenenza, ma non ci sono atleti corazzati ma bambini che corrono e giocano tra biciclette, palloni e macchinine varie. Ma soprattutto sempre lo stesso sdegno, la stessa frase: “Che schifo!”. Perché qui il campo da gioco, su cui corrono i bambini, non è in perfette condizioni. Se per i campi da football si parla di tappeto verde, in piazza Bologna si corre su un tappeto maculato, non certo per un vezzo artistico voluto dall’architetto, ma per il risultato delle tante, ma tante, feci di cani, gatti e animali vari che, abbandonate sul pavimento, offrono ai nostri bambini la possibilità di affinare le loro capacità nello slalom, e a noi altri, la ritualità di uno sdegno per l’inciviltà della nostra cittadinanza, istituzioni comprese.

Tutto ciò mi porta ad una riflessione più ampia, su cosa rappresenta piazza Bologna e il valore che ognuno di noi, per svariati motivi, assegna a questo luogo. C’è stato un tempo in cui, altre forme di inciviltà, hanno reso questa piazza un tabù, un posto da evitare. Quando la verità era custodita in una credenza popolare, costruita sul sentito dire ovattati da aloni di mistero, che oggi verrebbero classificati tra atti di bullismo e tossicodipendenza. Un bene collettivo sottratto alla disponibilità di un’intera comunità, ghettizzato a luogo infrequentabile. Una sconfitta per tutti, istituzioni comprese.  Ma c’è qualcosa che nessuno può sottrarre al passar del tempo, l’alternanza delle stagioni, e anche piazza Bologna ha conosciuto la sua primavera, in cui la piazza è ritornata ad essere quel luogo d’incontro, di aggregazione, di confronto tra generazioni. Di campi di pallone improvvisati tra due panchine, di piste da corsa per biciclette, di senso di civiltà dato dalla capacità di una comunità di riprendersi i suoi spazi e la loro destinazione naturale. Il piacere di trovarsi anche da solo seduto sulla tua panchina, tanto prima o poi passerà qualcuno, una conquista della collettività, istituzioni comprese.

È fin troppo evidente che non si può addossare la colpa ai nostri amici a quattro zampe, ma sicuramente bisogna fare un appello al senso civico dei loro padroni. Così come sarebbe fin troppo facile sparare sull’amministrazione comunale, ma si può richiamare ad una più attenta politica contro il randagismo e ad una programmazione “intelligente” della pulizia della piazza, per esempio il venerdì o il sabato. Comunque entrambe sarebbero nulle senza la collaborazione di tutti. Che sconfitta sarebbe rivedere quelle panchine vuote.

Ivan Giovanni Greco