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Non sono passati invano

maggio 25, 2014 da redazione

E poi ti dicono "Tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera". Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera. (Francesco De Gregori, “La Storia” - 1985)

E nu bbe veru […] ca stamu ancora all’ anni ’40 (Mino De Santis, “Salentu” - 2011)

 

E' vero, siamo stati sudditi borbonici, “la plebe sempre all'opra china senza ideale in cui sperar”. Ma lo siamo ancora, o tutti questi anni non sono passati invano? Proviamo per un attimo a guardare alle nostre spalle, perché forse, “ci lu progressu nu bbae te pressa / noi chianu chianu nne damu ‘na mossa”. Eravamo sudditi negli anni ’50, quelli delle mani sulla città dopo il Congresso Eucaristico del 1956. La grande speculazione edilizia che trasformò la piazza dei Trecentomila nel gigantesco affare di piazza Mazzini e dintorni. Negli anni ‘60 fu inaugurato lo stabilimento Italsider a Taranto, nell’entusiasmo generale dei sudditi che, ignari di aver svenduto la salute propria e dei propri figli e nipoti, brindavano alla ricchezza ed al lavoro che il grande impianto industriale avrebbe certamente portato con sé.

Vennero poi gli anni ’70, ed un illuminato sindaco di Lecce di cui per pietà omettiamo il nome decise da un giorno all’altro (il 1° febbraio del 1971) di abbattere la caserma Massa, adattamento militare del quattrocentesco Convento di Santa Maria del Tempio. Nessuno disse nulla, non c’erano cittadini che denunciassero lo scempio compiuto ai danni di arte e storia. I sudditi non si lamentano. E quando negli anni ’80 l’Enel decise di costruire sulla spiaggia di Cerano una mega centrale a carbone, la più grande d’Europa, col consenso di amministratori e sindacati blanditi dalle solite promesse di occupazione e sviluppo, i timidi tentativi di far ascoltare la voce dei cittadini furono semplicemente ignorati, nel silenzio di chi riceveva in regalo un altro agguato alla propria salute.

Negli anni ’90 il tentativo della criminalità organizzata di impadronirsi dell’economia locale con metodi mafiosi, bombe e persino omicidi fu stroncato solo grazie alla straordinaria efficacia dell’azione congiunta di magistratura, investigatori e forze dell’ordine, nell’assordante silenzio della popolazione che assisteva in silenzio all’imbarbarimento della propria vita quotidiana. Ed ancora i primi anni di questo secolo hanno visto comitati d’affari e politici senza scrupoli offendere ed impoverire Lecce con progetti scellerati come il filobus, via Brenta, i BOC o viale dell’Università. Qualche solitaria voce critica ha provato talvolta a levarsi, accolta però dalla generale indifferenza dei più, che è purtroppo la forma più vile della complicità.

Siamo allora destinati a restare per sempre sudditi? A fare violentare ancora il nostro territorio e compromettere il destino dei nostri nipoti? Forse no. Forse oggi possiamo vedere qualche segnale di speranza. Forse tutti questi anni di incontri, dibattiti, marce, riflessioni, giornali come l’alambicco e (per fortuna) tanti altri, insomma questi anni di lievito culturale in cui donne e uomini di buona volontà hanno coltivato con passione strumenti di maturazione di una coscienza civile non sono passati invano.

Le speculazioni edilizie oggi vengono sempre più spesso denunciate e talvolta impedite, migliaia di persone scendono in piazza al fianco dei commercianti minacciati dal racket, cittadini onesti e di buona volontà si riuniscono in comitati ed associazioni per informarsi, informare e possibilmente scongiurare i nuovi tentativi di aggressione del nostro territorio, dagli inutili gasdotti agli inceneritori inquinanti, dalle strade faraoniche alle centrali a biomasse, dai parcheggi sotterranei alle sotterranee discariche di veleni che avvelenano le nostre falde...

A questi cittadini, che con il loro impegno difendono quei preziosi beni comuni costituiti da salute, ambiente, acqua ed aria pulite - che in una parola difendono la qualità della vita di ciascuno di noi - dovremmo tutti essere grati,.per le loro battaglie di civiltà ed ancor più perché il loro impegno (meglio, il nostro impegno) ci libera ogni giorno da quella vergognosa e anacronistica condizione di sudditi, per trasformarci, finalmente, in donne e uomini liberi.

Nonna Papera