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This must be the place

febbraio 10, 2012 da redazione

This must be the place

THIS MUST BE THE PLACE (Ita 2011) 

Regia: 
Paolo Sorrentino 
Cast: Sean Penn - Frances McDormand - Judd Hirsh - David Byrne - Dean Stanton - Eve Hewson 
Trama: Una rockstar cinquantenne parte da Dublino per gli Usa per incontrare il padre in fin di vita. 

Cheyenne (Sean Penn), rockstar cinquantenne ritiratosi dalle scene in seguito al suicidio di due fan, parte da Dublino, dove vive con la moglie (Frances McDormand), per gli Usa per raggiungere il padre morente, con il quale non ha rapporti da trent'anni. Quando giunge sul posto, il padre e già morto. Decide allora di intraprendere un lungo viaggio attraverso gli States, per andare a scovare il nazista che aveva umiliato il padre quando era prigioniero ad Auschwitz.
Una ex rockstar depressa, annoiata e un tantino rincoglionita da una gioventù fatta di trasgressione ed eroina che si mette in viaggio per scovare l'aguzzino nazista che ha umiliato il padre da poco deceduto. Questo è lo spunto utilizzato da Sorrentino per mettere in scena un film on the road con corollario di paesaggi e personaggi. La distanza tra il mondo della musica pregno di superficialità e la crudele tragedia dell'olocausto, la contrapposizione che dovrebbe dare solidità alla pellicola. 

Si capisce presto che a Sorrentino poco importa della narrazione (ma come si fa ad esimersi dal farlo se si tira in ballo l'Olocausto?) perché quasi da subito, il maestro napoletano travolge lo spettatore con inquadrature stilizzate, di precisione chirurgica, dove ogni dettaglio è figlio di una costruzione a lungo studiata. Dal punto di vista puramente visivo, la situazione addirittura migliora nella seconda parte del film, durante il viaggio negli States, con campi lunghi, estetica raffinata e fotografia da urlo capaci di inebriare. 

Ma quello che manca a This must be the place è la solidità del racconto. Non basta l'indiscussa arte di Sorrentino e la maschera di un grande Sean Penn (rischiosissimo il ruolo interpretato) a tenere insieme una pellicola dalla trama debole, anche se arricchita da sequenze preziose. Non portano nessun beneficio all'economia del film, la meravigliosa stravaganza di alcune situazioni come quelle riguardanti l'indiano che pretende (senza chiedere) di essere accompagnato verso il nulla, o l'incontro al bar dell'uomo pieno di tatuaggi e soprattutto non era necessario sfiorare, pur omaggiandoli, Wim Wenders e David Lynch. 

In definitiva ci troviamo dinanzi ad un film dalla trama flebile confezionato alla grandissima, che visivamente rapisce lo spettatore, con un cast di tutto rispetto e un commento musicale di alto livello. Paolo Sorrentino si è definitivamente e finalmente convinto di essere il miglior regista italiano sulla piazza, e per questo, si gioca l'occasione della vita dando sfogo a tutta la sua arte di cesellatore di immagini, rinunciando a raccontare. (In sala dal 14/10/2011) 


Fabrizio Luperto