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Muoio anch’io. No, tu no!

luglio 19, 2013 da redazione

Tutti possono morire, ma non tutti possono scegliere per la propria sepoltura. Una questione ai confini del dibattito pubblico ma quanto mai attuale, anche nel nostro comune.

Il dibattito è acceso, si parla di integrazione in tutte le salse, con accezioni negative e positive. Ci sono tutte le posizioni: i razzisti convinti, i razzisti non consapevoli, gli amici del vicino straniero che fa l’eccezione, coloro a favore senza se e senza ma, gli indifferenti, i menefreghisti. E tra queste categorie ancora mille sfaccettature. Il concetto di integrazione è complicato, se lo si analizza con la dovuta ragionevolezza senza posizioni preconcette; viene definito un processo bi-direzionale di adattamento reciproco tra l’immigrato e la società di accoglienza - se si vuole trovare una soluzione adeguata alla questione. A tale concetto è legata a doppio filo la libertà di professare o meno una religione, concetto trito e ritrito sulle testate giornalistiche e negli incontri di quartiere, meno discusso è però il concetto di morte, e di conseguenza di sepoltura, connesso a tale diritto.

Dove vengono seppelliti i cittadini non cattolici? Vi chiederete quale rilevanza possa avere questo tema, tuttavia troverete la risposta se ripenserete all’ultima volta che avete vissuto un lutto. A quanto quelle operazioni rituali e metodiche riescano a lenire, seppur in piccola parte, il dolore e a come un percorso religioso possa rassicurare in certe circostanze. Pensate ora a quelle famiglie che non hanno tutto questo e che sono costrette in modalità e tradizioni che non appartengono alla loro cultura e alla loro vita, a quanto sia difficile l’accettazione di un lutto senza attraversare alcuni passaggi culturali e sociali che sentiamo appartenerci.

Da qui l’esigenza di progettare e cercare degli spazi da dedicare alle confessioni non cattoliche e di conseguenza a quelle famiglie che vorranno seppellire i propri cari nel proprio comune attraverso rituali e simboli diversi da quelli cattolici. Un’esigenza alla quale anche il nostro Comune si è già trovato a far fronte, senza riuscire a dare valide alternative. In molte parti d’Italia le richieste più pressanti vengono da cittadini di religione musulmana e si discute se creare o meno lotti cimiteriali dedicati, ma tale esigenza riguarda ormai molti cittadini semplicemente non cattolici: atei, laici e appartenenti ad altre confessioni religiose meno diffuse. Ovviamente non si vuole riportare il concetto di integrazione alla questione cimiteriale ma porre l’attenzione su di un aspetto oggi completamente trascurato, che purtroppo riguarda la vita di ognuno di noi. Un piccolo passo in un processo di inclusione sociale che non potrà che portare benefici per tutta la comunità sancesariana.

Lucia Luperto
lucia@alambicco.com