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Migranti, sfida di modernità

febbraio 15, 2013 da redazione

Diritto di cittadinanza, “ius soli” da garantire ai figli dei migranti nati in Italia, diritto al voto: al prossimo Parlamento il compito di dare risposte ai migranti e costruire una società moderna

La vita errante, fuggiasca, vissuta ai margini. La vita dolente, di corse e rincorse, di privazioni, di sacrifici, di rifiuti, di indigenza. Vita che scorre, percuote il tamburo, scandisce il tempo, misura gli spazi e gli istanti della sofferta quotidianità. Vita naufraga, con un pugno di mosche fra le mani, in balia delle inclementi onde, spesa su fatiscenti carrette e imbarcazioni di fortuna, sovente finita tragicamente in un utero di mare che grida il suo tormento, laddove trovano misericordia e triste e ultimo rifugio tanti disperati delle acque e della terra.

Migranti di questo tempo turbolento, contraddittorio, lacerato, che giungono in Europa, sulle nostre coste, non in cerca d’un favoloso Eldorado, ma solo di condizioni essenziali per una esistenza appena appena accettabile. Le migrazioni rappresentano una questione di rilevanza capitale, che deve essere affrontata in modo pacifico, saggio, razionale. L’Europa delle banche e della finanza soverchiante e padrona è, da sempre, latitante sulle grandi emergenze popolazionistiche: non è stata in grado di edificare una piattaforma comune fra i vari Stati, incapace di predefinire programmatici interventi di sviluppo e crescita nei Paesi poveri e di conflitto.

L’Italia (che è senz’altro terra di solidarietà e di accoglienza, che reca nel sangue e nelle ossa le scaturigini del travaglio e quindi sa riconoscere l’altro da sé) sul piano istituzionale non sempre è stata all’altezza della situazione. Soprattutto negli ultimi anni con l’improvvida politica dei respingimenti in mare e con l’anticristiano “reato di immigrazione clandestina”, il Belpaese ha scavato un solco. Certo, è giusto che su pregnanti problemi di una precipua importanza sussistano fra centrodestra e centrosinistra elementi di conflittualità: dalla scontro dialettico, può nascere una società migliore, più a misura d’uomo.

Epperò, è fisiologico che su rilevanti tematiche di portata universale, gli schieramenti opposti possano anche incontrarsi, dialogare fittamente, con passione, con spirito bipartisan edificare normative liberali, lungimiranti. Le proposte di legge a favore della cittadinanza, lo “ius soli” da garantire ai figli dei migranti nati da noi e la possibilità del voto agli immigrati, che risiedono in Italia da almeno 5 anni con regolare permesso di soggiorno, sono misure che devono andare in porto.

Il prossimo governo e il futuro Parlamento dovranno decidere da subito. Ci si deve compattare in nome d’una nobile idea, aderendo a solidi e rispettabili principi. Il centrosinistra storicamente è sensibile agli argomenti sulle nuove cittadinanze e sulle appartenenze, aperto alla moderna società multietnica e multiculturale; parimenti, esiste anche dall’altra parte dello schieramento chi è pronto ad abbracciare le nuove sfide della contemporaneità: vale a dire un centrodestra cristiano, laico e liberale, attento ai vari accadimenti, proiettato verso il futuro. L’abusato ritornello leghista (“Tornino a casa, non c’è lavoro”) è solo un anacronistico e stonatissimo refrain, che non deve trovare alcuna cittadinanza. Qualche razzista del Nord, che per motivi di piccolo cabotaggio, di propaganda elettorale, sposa la cultura del differenzialismo spinto allo stremo, ormai non può avere molto credito. Fra destra e sinistra si deve, talvolta, saper strutturare un valido spirito di collaborazione. Non deve stupire, pertanto, se nel prossimo Parlamento verranno presentate proposte di legge comuni.

In sostanza, è pienamente accettabile che su un tema così delicato vengano condotte iniziative di mutuo riconoscimento fra maggioranza e opposizione. L’istanza antropologica non conosce né steccati ideologici, né schieramenti partitici: si deve decidere collegialmente, nella fondata consapevolezza che i migranti sono una ricca risorsa umana, economica, civile per l’Italia intera.

Marcello Buttazzo