Salta al contenuto principale

L'ultima ruota del carro

dicembre 17, 2013 da redazione

L'ultima ruota del carro

 

L'ULTIMA RUOTA DEL CARRO (Ita 2013)

Regia: Giovanni Veronesi
Cast: Elio Germano - Ricky Memphis - Alessandra Mastronardi - Alessandro Haber - Sergio Rubini

L' Italia degli ultimi quarant'anni vista attraverso la storia vera di un uomo semplice e dai tanti mestieri. Il personaggio in questione nella realtà è Ernesto Fioretti, sessantaquattro anni, romano doc, da qualche tempo autista in alcune produzioni cinematografiche, anche di Verdone e del regista del film Veronesi. Ernesto (E. Germano) lavora con il padre (M. Werthmuller) tappezziere. Il loro rapporto non è il massimo che un figlio possa desiderare, non tanto per il comportamento del giovane Ernesto, ma per la maniera di interpretare il ruolo di genitore del padre. Ernesto sposa Angela (A. Mastronardi) e riesce, grazie ad un parente e un funzionario corrotto, ad ottenere un posto da cuoco presso la mensa di un asilo romano. Il posto fisso non è il massimo per Ernesto ed infatti si licenzierà per dar vita ad una ditta di traslochi insieme all'amico di sempre Giacinto (R. Memphis). 

Premetto che chi scrive non ha grande stima di Giovanni Veronesi, sceneggiatore della cinematografia made in Toscana (Nuti, Pieraccioni) che arriva alla regia (dopo aver stretto amicizia con Verdone) firmando una serie dimenticabilissima di film. La notorietà vera e propria arriva con l'infinita serie dei Manuale d'Amore, pellicole dal buon successo commerciale e dai cast stellari ma niente più.

Questo L'ultima ruota del carro, presentato in pompa magna all'ultimo festival del cinema di Roma, doveva essere, secondo il regista e tanta critica genuflessa, una commedia sulla storia dell'Italia corrotta degli anni '80 e '90 vista con gli occhi della semplicità e dell'onestà. In realtà, si tratta di una commediucola di basso profilo, in linea con lo standard italiano del momento, con Veronesi che ispirandosi ai grandi maestri (Risi, Monicelli e anche Salce) cerca di imitarne la struttura narrativa di maggior successo: il sempliciotto alle prese con grandi eventi (La grande guerra, Il federale, giusto per citarne un paio).

Difatti, nel film, i grandi eventi della storia d'Italia degli ultimi quarant'anni, ai quali il protagonista assiste, sono essenzialmente ridotti a tre: l'uccisione di Moro, la vittoria ai mondiali di calcio dell'82 e la fine del sistema craxiano con annesso l'avvento del Berlusconismo, eventi tra l'altro appena abbozzati (almeno i primi due) che non è possibile nascondere dietro la confezione nazional-popolare, termine di cui spesso si abusa, per nascondere l'inadeguatezza del prodotto e che al tempo stesso offende gran parte del pubblico. Non mi pare sia questo il modo di ripercorrere quarant'anni di storia patria, anche se dal leggero punto di vista della commedia cinematografica.

Ma diciamocelo chiaro, questa storia di raccontare l'Italia attravero la commedia attuale non solo è improponibile ma non era nemmeno nelle intenzioni del regista, che fa di tutto per ricordarci che sta raccontando una storiella da scuola elementare. In ogni momento del film l'unico legame fra lo spettatore e le immagini che scorrono sullo schermo è sempre la vita del protagonista che ha sempre il solito meccanismo: l'equivoco. L'azienda di cui credeva essere socio e non lo era (o lo era? mah ), il gratta e vinci vincente che invece non fa vincere, la malattia che credeva di avere e non aveva. Infine, stendo un pietoso velo sul trucco che dovrebbe invecchiare i protagonisti, al cui confronto quello di Ruggero De Ceglie de I Soliti idioti è molto più credibile.

L'ultima ruota del carro, nonostante (finalmente) il regista abbia abbandonato la suddivisione episodica, non sta in piedi da nessun punto di vista e si regge a malapena esclusivamente grazie alla buona prova del sempre più convincente Elio Germano, spesso pare che Veronesi si limiti a puntare la mdp ed affidarsi al protagonista del film e non il contrario; alla scelta di caratteristi di buon mestiere (Memphis e Werthmuller) e ai ruoli secondari affidati ad attori eccellenti (Rubini e Haber). Per il resto, non pervenuta la Mastronardi, ininfluenti i volti televisivi della comicità romana Maurizio Battista e Virginia Raffaele (improponibile).

Il film si chiude (e si apre) con il protagonista in una discarica, pochi minuti prima si intravede la registrazione di un vecchio Maurizio Costanzo Show in cui Carmelo Bene dice: "Il talento fa quel che vuole, il genio fa quel che può", Veronesi dovrebbe riflettere sulle parole di Carmelo Bene e forse anche sulla discarica, invece, dopo questo ennesimo "capolavoro"  Veronesi gira nel salento un nuovo film con i soldi del produttore Procacci e della sua Fandango.

Dimenticavo, la protagonista del nuovo film del regista pratese è Kasia Smutniak, fidanzata del produttore. (in sala dal 14/11/2013)

Fabrizio Luperto