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Libiamo i lieti calici

maggio 25, 2014 da redazione

Sfatiamo tutti i più comuni falsi miti attorno all’uso di alcol

Una delle tante false credenze alimentari che da sempre mi fa sorridere, è quella secondo cui la birra farebbe “far latte”. Se così fosse e considerando le quantità enormi di bottiglie di birra vuote che i bar del nostro paese buttano a fine giornata, San Cesario sarebbe uno dei massimi produttori di  mozzarelle e latticini in genere! Questa volta vorrei occuparmi genericamente di alcol. Ciò che accomuna vino, birra, liquori e similari, è la presenza più o meno marcata di alcol etilico.

La molecola dell’alcol è molto piccola e solubile in acqua e questo ne permette un rapido assorbimento. In soldoni, con le dovute differenze tra individuo ed individuo, l’alcol raggiunge il sangue e si distribuisce nel nostro organismo già 15-40 minuti dopo esser stato ingerito. Una volta avvenuto il suo assorbimento, tanto più rapido quanto più lo stomaco è vuoto, solo una minima parte (3-10%) viene eliminata tale e quale, mentre il restante 90-97% ha bisogno di esser metabolizzato per venire eliminato.

L’organo principe di questo processo è il fegato che trasforma l’alcol in acetaldeide, una sostanza altamente tossica che se non viene completamente smaltita (perchè si è ecceduto nei “brindisi”) tende ad accumularsi proprio nel fegato danneggiandolo. Secondo l’ Osservatorio Nazionale Alcol CNESPS, i consumatori più a rischio sono da ricercarsi tra gli ultra 65enni (43% degli uomini e 10,9% delle donne), tra i giovani di 18-24 anni e tra gli adolescenti di 11-17 anni. In Italia il consumo a rischio di alcol riguarda oltre 8 milioni di persone. Purtroppo la nostra cultura tende non percepire l’alcol come pericoloso e a sottovalutarne la sua tossicità. Questa è accentuata nei bambini che per natura non riescono a metabolizzarlo. In un bambino sotto i 5 anni 5ml di alcol per kg di peso possono essere letali.

Ma passiamo alle credenze. Gli alcolici dissetano: in realtà disidratano perché richiedono grandi quantità d’acqua per esser metabolizzati e bloccano un ormone che regola la diuresi aumentando la tendenza ad urinare. L’alcol dà forza: di fatto essendo un sedativo, riduce il senso di fatica e abbassa la soglia del dolore ma senza fornire energie utili. La persona tende così a sopravvalutare le proprie forze. L’alcol riscalda: anche qui solo illusione. Infatti provoca una vasodilatazione cutanea per cui l’aumentata circolazione superficiale crea una sensazione di calore momentanea ma nel contempo un rapido abbassamento della temperatura interna per dispersione.

L’alcol aiuta a digerire: l’opposto. Rallenta lo svuotamento dello stomaco, induce maggior sonnolenza dopo i pasti ed ha un’ azione lesiva sulle pareti di stomaco e intestino con conseguenti infiammazioni (ad esempio gastriti). Il vino fa buon sangue: questa credenza nasce dal fatto che la vasodilatazione di cui abbiamo già parlato, provoca un arrossamento del viso per cui l’anemico, normalmente pallido, appariva più “colorato”. In realtà l’alcol causa alcune forme di anemia per malassorbimento di vitamina B12 ed acido folico. L’alcol aiuta a riprendersi da uno shock: assolutamente no. La solita vasodilatazione fa ulteriormente diminuire l’afflusso di sangue verso cervello e gli altri organi interni. L’alcol rende più disinvolti, facilita i rapporti ed aumenta i riflessi: solo inizialmente il suo effetto euforizzante e disinibente potrebbe favorire le relazioni specie nei più timidi, ma alla lunga peggiora ansia e depressione. Il suo renderci più suscettibili ed irritabili può favorire situazioni di scontro. Il cocktail irritabilità, rallentamento dei riflessi, falso senso di sicurezza, riduzione della percezione del rischio, è il responsabile del 40-60% di tutte le morti traumatiche in Europa.

La birra fa latte: la donna per produrre latte ha solo bisogno di liquidi (acqua, succhi di frutta, ecc). L’alcol bevuto dalla mamma passa nel suo latte e quindi al bambino. Ribadiamo che la donna in gravidanza NON deve bere alcolici che raggiungono il feto potendo causare una grave malattia nota come sindrome feto-alcolica.

Per finire devo deludere tutti quelli che credono di avere la formula per superare una sbornia. Dimenticatevi il caffè super ristretto, l’esercizio fisico, la doccia fredda, la passeggiata all’aria fresca o il bere tanta acqua. Purtroppo l’unico vero rimedio è attendere che il nostro corpo metabolizzi e smaltisca l’alcol in eccesso (non meno di 2-3 ore a seconda della quantità). Come sempre però non occorre estremizzare, un bicchiere di buon vino ai pasti, una birra tra amici, non creano problemi (se abbiamo la giusta età), per cui, salute e alla prossima.

Aristodemo De Blasi
aristodemo@alambicco.com