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La Procura: ergastolo per l'assassino di Zuccaro. In 5 a rischio favoreggiamento

luglio 2, 2014 da redazione

Carcere a vita, è questa la pena invocata dalla pubblica accusa per Lorenzo Arseni, l'uomo accusato dell'omicidio di Gianfranco Zuccaro, 37 anni, assassinato la mattina del 7 luglio scorso nel centro di San Casario di Lecce. Un omicidio aggravato, per i pubblici ministeri, dalle modalità mafiose e dalla premeditazione

LECCE – La parola ergastolo è risuonata chiara e sinistra nell’aula al quarto piano del Tribunale del capoluogo salentino. La richiesta del carcere a vita (senza isolamento diurno, in virtù delle aggravanti e della scelta del rito alternativo) per Lorenzo Arseni, 47enne, l’uomo accusato dell’omicidio di Gianfranco Zuccaro, 37 anni, assassinato la mattina del 7 luglio scorso nel centro di San Casario di Lecce, è giunta al termine della requisitoria dei pubblici ministeri Antonio De Donno e Roberta Licci. L’accusa ha ricostruito non solo le fasi dell’omicidio, avvenuto nella piazza del paese natale della vittima, dinanzi a decine di testimoni e sotto il sole cocente di una mattinata estiva e tragica, ma il contesto in cui sarebbe maturato. Un contesto mafioso e con premeditazione, secondo l’ipotesi accusatoria, in una vicenda complessa, in cui si intersecano tentate estorsioni, minacce, pestaggi e personaggi legati al mondo della criminalità organizzata locale.

Nel giudizio con rito abbreviato dinanzi al gup Carlo Cazzella compaiono oltre ad Arseni, arrestato dopo circa un mese di latitanza, altre cinque persone. Si tratta di coloro che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero favorito e agevolato la latitanza dell’assassino (fornendogli alloggio e schede telefoniche). Due anni e 8 mesi la pena invocata per Antonio De Marco, 45enne di Torchiarolo, convivente della sorella di Arseni; 1 anno e quattro mesi per Federica Ferrara, 27 anni, di Brindisi; 2 anni e quattro mesi per Maurizio Manfreda, 43 anni, di Brindisi; 2 anni per Agata Rollo, 53 anni, di San Cesario; 1 anno e quattro mesi Italo Cleopazzo, 65 anni, di San Cesario. L’accusa nei loro confronti è di favoreggiamento.

Nel corso dell’udienza preliminare si sono costituite parte civile il padre e due sorelle della vittima, assistiti dall’avvocato Mariangela Calò, e un’altra sorella, assistita dall’avvocato Gabriele Valentini. Gli imputati, invece, sono assistiti dagli avvocati Massimiliano Petrachi e Ladislao Massari. Nella sua complessa e articolata arringa difensiva l’avvocato Petrachi ha confutato le aggravanti contestate dalla pubblica accusa, in particolare la modalità mafiosa e la premeditazione. La difesa ha evidenziato, attraverso circostanze, testimonianze e riscontri, come l’omicidio sia maturato in un contesto di acredini e  forti contrasti personali tra Arseni e Zuccaro.

Arseni, presente oggi in aula, ha sempre asserito agli inquirenti di aver agito d’istinto, sparando non per uccidere ma per ferire il suo antagonista. Alla base del tragico fatto di sangue vi sarebbe stata la gelosia. La sera prima dell’omicidio, infatti, il 47enne di San Cesario avrebbe saputo dalla moglie che Zuccaro in più occasioni l’aveva infastidita, rivolgendole avance e apprezzamenti. In alcune occasioni, sempre in assenza del marito, il 37enne di professione bodyguard si sarebbe recato presso l’abitazione della coppia. La domenica mattina del 7 luglio, Arseni avrebbe quindi deciso di incontrare il suo rivale nel bar abitualmente frequentato dallo stesso. Conoscendo la fama del 37enne, un uomo prestante fisicamente e, a suo dire, violento, avrebbe deciso di portare con sé una pistola. La conversazione tra i due sarebbe poi proseguita all’esterno dell’attività commerciale: Zuccaro avrebbe inizialmente negato ogni contatto con la compagna dell’arrestato.

Poi, però, mentre i due si stavano separando, il bodyguard (sempre secondo quanto raccontato da Arseni) avrebbe rivolto pesanti apprezzamenti nei confronti della moglie, schernendo il suo interlocutore. L’uomo, accecato dalla gelosia, avrebbe estratto la pistola dal marsupio, sparando una serie di colpi “alla cieca” (senza ricordare quanti). Zuccaro, colpito più volte, è spirato in pochi istanti, dopo essersi trascinato per alcuni metri per le ferite causate da tre colpi di pistola calibro 7.65, che gli hanno trapassato il fegato ed un polmone.

L’omicidio dunque, secondo la versione fornita dall’assassino, non avrebbe alcun mandante e nessuna modalità mafiosa, ma una folle e accecante gelosia, generata dal modo con cui il bodyguard, non solo avrebbe ripetutamente molestato la moglie del killer per mesi, ma lo avrebbe anche offeso di fronte alle sue richieste di chiarimento. Una tesi che non ha mai convinto gli inquirenti.

Lorenzo Arseni ha trascorso la latitanza a Lendinuso, marina di Torchiarolo, nel brindisino, al confine con il territorio leccese. A distanza di oltre un mese dall’omicidio, ripreso integralmente da una videocamera installata nei pressi della pasticceria “Natale”, gli investigatori hanno scovato la moglie, risalendo al nascondiglio prescelto dall’imputato. La donna se ne stava sotto a uno degli ombrelloni della spiaggia adriatica, assieme al figlio di sei anni. Pedinata fino all’abitazione – una villetta del luogo, messa a disposizione da complici e presa in affitto da terzi – i carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce, coordinati dal capitano Biagio Marro, hanno scoperto il fuggiasco e lo hanno arrestato.

Nella prossima udienza, prevista tar una settimana, prenderà la parola l’avvocato Ladislao Massari, uno dei legali degli imputati. Poi, con ogni probabilità, il gup emetterà i propri verdetti.

(fonte: www.lecceprima.it)