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La grande bellezza

giugno 9, 2013 da redazione

La grande bellezza

 

LA GRANDE BELLEZZA (Ita 2012)

Regia: Paolo Sorrentino
Cast: Toni Servillo - Carlo Verdone - Sabrina Ferilli - Carlo Buccirosso - Roberto Herlitzka 

Jep Gambardella (Toni Servillo) è un giornalista affermato che si muove tra cultura alta e mondanità volgare in una Roma seducente.
Al compimento dei 65 anni, Jep inizia un percorso interiore per valutare tutto ciò che lo circonda e l'ipocrisia del mondo in cui sguazza gaudente.

Partiamo da una riflessione. Paolo Sorrentino fece irruzione sugli schermi con quel gioiello de L'uomo in più (2001), un film molto italiano, per i temi trattati e per il modo di raccontarli. Ancora oggi il mio film preferito di tutta l'opera di Sorrentino.
Riflettendo su questo si può notare che la differenza tra il regista Sorrentino che guarda all'Italia (L'uomo in più - L'amico di famiglia) è più sanguigno, inquieto e misterioso rispetto a quello che mira ad un pubblico internazionale (This must be the place- La grande bellezza) che risulta formale, eccessivamente virtuoso, con poco mordente. Dopo questa riflessione, che a mio modesto parere è utile per meglio leggere l'ultimo lavoro di Sorrentino, passiamo a La grande bellezza.
Sequenza iniziale: dei turisti nipponici ammirano estasiati il fontanone, un turista si stacca dal gruppo e folgorato dalla bellezza di Roma vista dall'alto viene colto da malore. "Un romano de roma" si avvicina alle limpide acque della fontana e si lava: la bellezza estrema insozzata dalla volgarità di chi non apprezza ciò che gli è stato donato. E' la metafora, ben girata, che attraverserà tutto il film.

L'ultimo lavoro di Sorrentino funziona quando sceglie di stare al centro di un mondo che evidentemente il regista conosce bene, quello della mondanità, dei giornalisti, dei party e delle cene. Si immerge in esso totalmente e lo rappresenta con maestria, miscelando sapientemente alto e basso, sublime e cafoneria. Funziona quando il regista costruisce intorno alla fisicità di Toni Servillo l'ennesimo personaggio ambivalente, quello che conosce alla perfezione il mondo in cui "vive" e pur potendo starci alla grande, per intelligenza, consapevolezza e disincanto, deve fare i conti con il proprio malessere che lo porta a desiderare l'isolamento. Isolamento che mai si concretizza perché forse l'unico mondo che conosce è quello in cui vive da anni. Funziona e piace quando l'immaginario del regista ci porta all'interno di un lussuosissimo atelier hi-tech di abiti e calzature per funerale, farcendo il tutto con una lezione di bon ton funebre, che probabilmente è la parte migliore del film.

Balbetta invece in altri frangenti. Dame dell'alta società, puttane, mafiosi, attorucoli, nobili decaduti, alti prelati, intellettuali veri o presunti alimentano rapporti inconsistenti, nelle ville sterminate e sulle terrazze più belle della città. Mentre alcune di queste figure sono raccontate meravigliosamente (gli amici di Gambardella, i nobili decaduti, il personaggio interpretato da Serena Grandi) per altre si tratta di figure abbozzate, prevedibili, piene di luoghi comuni (il prete e la suora al ristorante, il mafioso, i genitori della bambina artista). Da questo punto di vista, La grande bellezza puzza di vecchio e la seconda parte del film si trascina stancamente. Seconda parte sulla quale pesano negativamente l'uso eccessivo degli effetti digitali e l'intera storia riguardante la "santa". Quest'ultima, inutilmente lunga, manifesta dei limiti di scrittura visto che serve esclusivamente per far emergere il paragone tra una sorta di Madre Teresa immersa nella totale povertà e la figura del cardinale Bellucci (Roberto Herlitzka) sempre e perfettamente a proprio agio in case lussuose e cene raffinate, che evita domande riguardanti la sua sfera "professionale" e dispensa ricette gastronomiche.

Cast di altissimo livello, inutile rimarcare per l'ennesima volta la bravura di Toni Servillo, che con sguardo liquido ipnotizza lo spettatore, brava la Ferilli, che nelle occasioni in cui è diretta da registi di spessore, vedi Tutta la vita davanti (2008) di Virzì, evidenzia quelle qualità che anni di fiction e pubblicità hanno purtroppo offuscato. Se poi gli attori di contorno si chiamano Carlo Buccirosso, Iaia Forte, Massimo Populizio e Roberto Herlitzka il risultato è ovvio che sia di grande qualità. Discorso a parte merita Carlo Verdone, sacrificato in un ruolo che pare la summa di suoi tanti personaggi, ma che viene esaltato da Sorrentino, che per mettere in evidenza la malinconia del personaggio usa giochi di luce particolari, con inquadrature sempre scure e luci soffuse. Brevi apparizioni per Fanny Ardant e Antonello Venditti. Troppa e siceramente fastidiosa la pubblicità, per niente occulta.

In definitiva La grande bellezza, film dal palese sapore felliniano, forse un po' troppo pretenzioso e di sicuro inutilmente dilatato, è opera crepuscolare e decadente che ci conferma la grande bravura tecnica di Paolo Sorrentino e la sua grande arte nella composizione dell'inquadratura anche se l'abbuffata di dolly, zoom, carrelli, ralenti, spesso risulta utile a mettere in evidenza esclusivamente il lato virtuosistico di Sorrentino che, come regista, dimostra ancora una volta di essere proprietario di un immaginario cinematografico non comune. (In sala dal  21/05/2013)

Fabrizio Luperto