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J. Edgar

gennaio 23, 2012 da redazione

J. Edgar

J. EDGAR (Usa 2011)

Regia: Clint Eastwood
Cast: Leonardo Di Caprio – Naomi Watts - Armie Hammer - Judi Dench
Trama: Biopic di J. Edgar Hoover, potente capo dell'FBI per quasi 50 anni.

Nominato capo dell'FBI dal Presidente Calvin Coolidge, J. Edgar Hoover (Leonardo Di Caprio), figlio di un padre malato e di una madre autoritaria, è un uomo molto ambizioso. Avviata una lotta senza esclusione di colpi contro nemici veri (gangster, delinquenti) o presunti tali (comunisti, rappresentanti delle minoranze nere), il direttore dell'FBI si costruisce una reputazione inattaccabile. Il suo potere aumenta a dismisura grazie all'arma del ricatto che J. Edgar Hoover utilizza contro chiunque intralci i suoi piani, siano questi nemici reali o supposti, tutti ugualmente ricattabili, presidenti degli Usa compresi, dai dossier custoditi da Helen Gandy (Naomi Watts), fedele segretaria dell'onnipotente capo.
Accecato dal potere e spinto da un narcisismo senza confini, Hoover, ama dipingersi sia come ottimo dirigente che come uomo d'azione sempre in prima fila tra i suoi uomini durante le azioni più pericolose. In realtà, Hoover è un mastino ossessionato dai comunisti e un capace poliziotto moderno, ma in quanto all'azione lascia parecchio a desiderare, anzi, prova invidia verso i suoi sottoposti che evidenziano coraggio e particolare fiuto.
Rinnegando se stesso, Hoover reprime i propri sentimenti lasciando spazio solo alla dipendenza dalla madre. La propria omosessualità non sarà mai espressa; quanto e se vissuta non ci è dato saperlo perché temuta, rappresentando una grave minaccia di perdita dell'amore materno. L'omosessualità troverà sfogo nell'estetismo (infatti seleziona i suoi agenti per la cura del loro corpo e degli abiti indossati). Tutto questo perché J. Edgar Hoover è un disadattato ossessionato dalla carriera e dalla conservazione del potere come mamma ha ordinato.
J. Edgar è un buon film meravigliosamente girato e con un Di Caprio all'altezza della situazione, ma che non raggiunge le vette a cui Clint Eastwood ci ha abituato. Nulla di nuovo in verità, il regista di tanti capolavori ha sempre palesato delle difficoltà quando ha tentato di confrontarsi con personaggi reali o con la storia (Invictus 2009 - Flags of our Fathers 2006). Lascia parecchio a desiderare la scelta di sottoporre i protagonisti ad un pesante trucco di invecchiamento, forse sarebbe stato più opportuno scegliere attori differenti per rappresentare le diverse età dei personaggi.
Detto questo, bisogna sottolineare come il buon Clint sia riuscito a trattare con mano delicata un tema difficile come l'omosessualità, evitando di abusare dell'argomento (si capisce benissimo che la relazione tra i due amanti non è fatta solo di teneri sfioramenti della mano) e soprattutto a mettere in scena una rappresentazione quasi mortuaria dell'America e ripercorrere tramite il protagonista l'ambiguità e l'insicurezza di un Paese da sempre abituato a mostrare i muscoli. (In sala dal 04/01/2012)

Fabrizio Luperto