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Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

ottobre 31, 2014 da redazione

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

La più grande interpretazione dell’immenso Gian Maria Volontè nel capolavoro di Elio Petri capace ancora - a più di 40 anni dalla sua uscita - di smuovere le acque torbide del potere

Trama: Poche ora prima del suo insediamento a capo dell’ufficio politico della questura di Roma, il capo della squadra omicidi (Volontè) uccide, dopo un gioco erotico, Augusta Terzi (Bolkan). L’alto dirigente si prodiga a seminare ovunque le prove della propria colpevolezza. Vuole dimostrare a se stesso, ai propri colleghi e ai superiori che, in quanto rappresentante del potere, egli è al di sopra di ogni sospetto e di ogni possibile incriminazione.

Il Cinema di Elio Petri. Strano destino quello riservato al cinema di Elio Petri. Autore di alcuni tra i film più noti e rappresentativi del filone politico (A ciascuno il suo, 1967 - La classe operaia va in paradiso, 1971 - Todo Modo, 1976) è stato da sempre bersaglio di feroci critiche quantomeno discutibili. In pratica, la critica militante (di sinistra) non perdonava al regista di saper coniugare l’impegno politico con un discreto successo commerciale e nei casi più estremi lo accusava di spettacolarizzare la lotta di classe per fini economici. Questo ostracismo ha portato, a torto o a ragione, a collocare Petri in quella categoria di registi politici alla quale veniva riconosciuto un certo merito autoriale (Damiani, Rosi, Lizzani, Wertmuller) ma che veniva puntualmente esclusa dalla ristretta cerchia dei grandi autori (Antonioni, Bertolucci e in parte anche Ferreri).

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Dal punto di vista del racconto Indagine si snoda come un giallo al rovescio: invece di procedere come un’inchiesta che porta alla scoperta del colpevole, la sceneggiatura prevede che lo spettatore venga subito messo a conoscenza dell’identità dell’assassino, riuscendo comunque a non fiaccare l’attenzione dello spettatore per diversi motivi: 1) Vero scopo di Petri è quello di descrivere l’uso del potere (della polizia) e l’omicidio è solo un pretesto; 2) Non si conosce il movente dell’omicidio, che viene svelato lentamente; 3) Seguendo l’insegnamento Hitc-hcockiano, Petri distriubuisce le conoscenze in maniera diseguale, cioè lo spettatore conosce fatti che i personaggi in scena non conoscono.

Il successo-Fattori esterni. Il film fu scritto nel 1968 e girato nel 1969. L’arrivo in sala nel 1970 è preceduto dalla strage di Piazza Fontana a cui seguirà la morte dell’anarchico Pinelli. Dopo queste tristi vicende fu inevitabile l’inasprisrsi degli scontri di piazza ai quali seguì una feroce repressione da parte dello Stato. È in questo clima politico che Indagine arriva in sala e sfrutta al botteghino l’indignazione dei cittadini-spettatori che trovano la pellicola ispirata a quanto accadeva nel Paese in quei mesi, anche se l’effetto di sovrapposizione è del tutto casuale.

Gian Maria Volontè. Perché un interpretazione perennemente sopra le righe di un un personaggio tipicizzato secondo i canoni della commedia è unanimemente considerata la più grande prova attoriale dell’immenso Gian Maria Volontè? È presto detto. Volontè non interpreta il dottore, Volontè diventa il dottore. Lo diventa e lo (re)inventa, coniando un modo di parlare, di gesticolare, di sorridere, di pettinarsi che richiamano alla memoria il classico funzionario ministeriale del sud italia che all’epoca affollava questure, prefetture, segreterie di ministri e direttori generali, molto spesso servo anestetizzato e cieco dello Stato che garantiva carriera, stipendio e come in questo caso, anche potere. Il dottore-Volontè è meridionale, ma in tutto il film non vi è chiara traccia della sua provenienza. Per questo motivo il lavoro sull’accento del protagonista è straordinario. Volontè inventa un accento che non esiste (il termine “marxista” diventa “marchesista”), che può essere classificato come accento meridionale, ma non riscontrabile nella realtà linguistica italiana.

Il grottesco. All’interno del cinema politico si è quasi sempre intrapreso un discorso didattico, indicando con precisione tutti gli elementi necessari per far giungere allo spettatore l’immancabile messaggio. Elio Petri, sceglie un percorso diverso, ricorre all’invenzione brechtiana e al grottesco, si muove in direzione dell’onirico e fa sbandare con immersioni kafkiane.

Il finale. Il film si chiude con una serranda che si abbassa, la mdp è fuori dall’appartamento e non potrà mai raccontarci quello che accadrà all’interno. Quello che si è visto è accaduto davvero? Si tratta di realtà o di un sogno? Come andrà a finire? Il finale aperto di Indagine è la mazzata definitiva che Petri infligge allo spettatore, facendolo precipitare nello sconforto, paventando l’ipotesi che oltre la serranda, al chiuso di quella stanza, il potere si autoassolva.

Fabrizio Luperto


INDAGINE SU UN CITTADINO AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO (Ita 1970)
Regia: Elio Petri
Cast: Gian Maria Volontè (Il dottore) Florinda Bolkan (Augusta Terzi) Orazio Orlando (Biglia) Salvo Randone (Idraulico) Gianni Santuccio (Questore) Sergio Tramonti (Antonio Pace) Arturo Dominici (Mangani) Massimo Foschi (ex marito Augusta Terzi) Aldo Rendine (Panunzio) Fulvio Grimaldi (Patanè) Vincenzo Falanga (Pallottella) Aleka Paizy (Cameriera dottore)
Soggetto: Ugo Pirro - Elio Petri
Sceneggiatura: Ugo Pirro - Elio Petri
Montaggio: Ruggero Mastroianni
Fotografia: Luigi Kuiveller
Musica: Ennio Morricone
Costumi: Angela Sammaciccia
Produzione: Vera Film
Distribuzione: Euro International Film
Durata: 112 min
Visto censura: 55475 del 6 febbraio 1970
Premi principali: Oscar miglior film straniero - Gran premio della giuria Festival di Cannes