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Il Signorino grandi riforme ovvero il “Governo del Dire...”

ottobre 31, 2014 da redazione

Abbiamo per la prima volta nella storia della Repubblica un Presidente del Consiglio che è anche segretario del principale partito di governo, che ha superato nelle ultime elezioni europee il 40% dei consensi, che è stato sindaco di una grande città, che ha arguzia da vendere (magari porta a porta) e che ha l’energia e la velocità di chi non ha ancora quarant’anni (e quindi non potrebbe essere eletto in Senato, perciò pensa che tanto valga abolirlo ’sto club di vegliardi ultraquarantenni). Ci sarebbero quindi tutte le condizioni perché questo signore così giovane e volitivo, dotato di tanti super poteri da fare invidia a Superpippo (senza bisogno neanche di far ricorso alle famose noccioline) affrontasse finalmente i giganteschi problemi economici del Paese che la classe dirigente che Egli si è incaricato di “rottamare” (ed a braccetto della quale oggi felicemente governa…) ci ha graziosamente lasciato in eredità. Primo tra tutti la disoccupazione, figlia della crisi innescata da un sistema bancario malato, e curata in questi anni con politiche neoliberiste che hanno avuto l’unico (peraltro prevedibile) effetto di aggravarla ogni giorno di più. Ed infatti nella prima conferenza stampa da futuro premier, il 17 febbraio di quest’anno, si impegnò solennemente: «Subito a febbraio procederemo con i tagli ai costi della politica. Passeremo poi alle riforme costituzionali. A marzo affronteremo il tema del lavoro, tra aprile e maggio fisco e PA, a giugno la giustizia, in modo da arrivare a luglio, alla prova del semestre di presidenza italiana dell’Ue, con le richieste che l’Italia fa all’Europa e non solo l’Europa a noi». Astutamente non spiegò come avrebbe affrontato i problemi che enumerava, ma quelle scadenze autoimposte restano a futura memoria della sua affidabilità nei confronti dei cittadini. Le riforme costituzionali previste per febbraio (ma quale obiettivo realmente perseguono? A chi servono?!?) per fortuna non è ancora riuscito a portarle a termine (d’altronde immaginare che un testo scritto da De Gasperi, Calamandrei e Ferruccio Parri venga riformato da Scilipoti, Razzi ed Elena Boschi fa accapponare la pelle!)

Ad ottobre è arrivato invece in agenda il tema del lavoro (quello previsto per marzo).  Purtroppo non con un piano per il lavoro, come era lecito attendersi dopo tanta attesa (magari investimenti nella manutenzione di scuole, ospedali e strade, sostegno alla creazione di impresa in agricoltura e nei settori innovativi dell’economia, sviluppo delle energie rinnovabili che creano occupazione e ci liberano dalla dipendenza da combustibili fossili e nocivi importati da regimi dittatoriali). Il tema del lavoro è stato invece affrontato con dichiarazioni raccapriccianti sui diritti e voti di fiducia estorti al Parlamento col fine dichiarato di smantellare le tutele per i più deboli conquistate dalle precedenti generazioni dopo decenni di lotte. Come se riportare indietro di 50 anni l’orologio della storia potesse creare buona occupazione.  Come ha giustamente detto qualcuno “Raccontare che togliere i diritti a qualcuno serve a darli a qualcun altro è come far credere ad un calvo che se tutti si tagliano i capelli a lui invece ricrescono.” Posti di lavoro creati? Neanche l’ombra.

Eppure qualcosa, a parte i famosi 80 euro (al cambio attuale 8 euro = 3 denari) nelle tasche di alcuni (quelli che non guadagnano troppo né troppo poco…) questo governo del dire lo ha effettivamente realizzato: mi riferisco alla mitica riforma delle province uscita dalla fertile mente di Graziano Delrio. Se ne parlava (spesso a sproposito) da anni, e questa imponente riforma che risolverà i problemi del Paese è effettivamente andata in porto. Per cui a maggio, pur essendo passati cinque anni dalle precedenti elezioni di maggio 2009, non abbiamo votato per il nuovo Presidente della Provincia. Quindi sono state abolite le province? No! I Consigli provinciali? Men che meno! Più semplicemente le province restano, viene anche istituito l’Osserva-torio nazionale per l’attuazione della Legge Delrio, di cui tutti avvertivamo davvero il bisogno e, quanto a presidente e consiglieri provinciali… se li eleggono tra loro sindaci e consiglieri comunali di tutti i comuni della provincia! Cioè: non cambia quasi nulla, si aggiunge anche un nuovo ente inutile, ma perdiamo il diritto di sceglierci chi ci rappresenta, diritto che viene riservato alla cosiddetta “casta”.  Ma il diritto di ogni cittadino all’elettorato attivo e passivo, così soavemente cancellato senza che nessuno abbia fiatato, è davvero un costo della politica o non piuttosto un costo per la politica, che era costretta - almeno in queste occasioni - a confrontarsi con i bisogni delle persone, a dare qualche risposta, a confrontarsi con nuove idee non ancora ammuffite, a rendere conto del bilancio delle cose fatte? Infatti, nulla di tutto ciò è avvenuto in occasione delle cosiddette “elezioni provinciali” del 12 ottobre (ma forse sarebbe meglio non pronunciare la parola “elezioni” e parlare di una specie di concorso stile Salsomaggiore Terme per “mister provincia e fasce minori” con giuria ristretta e senza neanche il televoto!). E secondo voi, il prossimo presidente della provincia e i prossimi consiglieri provinciali, chiunque essi siano, selezionati in questo barbaro modo dalle segreterie dei partiti secondo il famigerato “manuale Cencelli” del secolo scorso, spenderanno le loro energie per tutelare i diritti dei cittadini e di un territorio meraviglioso ma aggredito ogni giorno da speculatori senza scrupoli e giganteschi interessi economici e geopolitici, o saranno più attenti a non pestare i piedi a quella classe politica che li ha scelti e da cui dipende la loro futura carriera?

Nonna Papera