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Il coraggio di essere scout

ottobre 31, 2014 da redazione

La testimonianza di un sancesariano alla Route Nazionale degli Scout

31 luglio, Roma, ore 18.45. Sono in stazione Termini con il mio gruppo scout, il clan universitario della Sapienza di Roma. Nel caos della gente che va e viene decidiamo di dedicarci alcuni momenti di silenzio per riflettere e prepararci a vivere un’avventura: la Route Nazionale 2014. È buffo vedere la stazione piena di scout: in questi giorni l’Italia intera sarà invasa dalle camice azzurre. Mancano dieci minuti alla partenza del treno che ci porterà a Padova. Lì, in serata, ci aspettano due altri gruppi scout (Padova 14 e Genova 49/61) con cui vivremo la prima parte della Route. Arrivati a Padova raggiungiamo i nostri nuovi compagni di strada e ci prepariamo a dare inizio ufficialmente alla nostra Route Nazionale.

Ma che cos’è la Route Nazionale? È un evento dell’Agesci (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani) unico e raro (la precedente R.N. si svolse nel 1986) a cui 30mila ragazze e ragazzi scout di tutta Italia, della fascia di età 16/21 anni, sono stati chiamati a partecipare. Protagonista principale di questo evento è il “coraggio”. Durante l’anno, infatti, ad ogni gruppo scout italiano è stato chiesto di compiere un’azione di coraggio che portasse un cambiamento nel proprio territorio. Durante il campo mobile si fa strada con lo zaino sulle spalle, col sole che picchia sulla testa, con l’asfalto che fa gonfiare i piedi, con il fazzolettone che si attacca al collo e sembra volerti soffocare e col compagno di strada a fianco con cui puoi parlare e condividere il tuo fardello. Ma lo scautismo è anche dividere insieme un pasto, una tenda, cantare una canzone… tutto ciò fa sì che in due giorni tre gruppi scout diversi e 50 ragazzi sconosciuti diventino una comunità. E così arriva subito l’ultima sera della prima parte della Route e mentre siamo in cerchio a verificare la strada fatta assieme, siamo chiamati a scegliere tra di noi un rappresentante, l’Alfiere, che porti nel consiglio nazionale R/S, che verrà istituito in Route fissa, le esperienze di coraggio fatte durante l’anno dai tre gruppi gemellati. Con mia grande gioia vengo scelto. È un onore ed un onere per me essere l’alfiere del gruppo, e per questo ringrazio il mio clan di formazione (la Route mobile 409).

6 agosto, Ferrara, ore 13.15. Prendiamo un treno speciale che ci porterà a San Rossore (Pisa), il parco naturale dove tutti noi 30mila scout di Italia ci incontreremo. È un treno speciale perché i suoi passeggeri sono solo scout. Arrivati al parco è emozionante vedere tanti scout che non ti conoscono sorriderti, darti una bottiglietta d’acqua e dirti “benvenuto”: la fratellanza scout non è una pura parola che si disperde nell’etere ma un qualcosa di tangibile. Nel giro di un giorno nasce nel parco di San Rossore una vera e propria città delle tende, con i suoi quartieri, le sue piazze, le sue vie, le sue fonti d’acqua. C’è veramente tutto, persino un Parlamento, il Consiglio Nazionale R/S di cui farò parte. Così dal giorno successivo sono impegnato insieme ad altri 455 rover e scolte (ragazzi e ragazze scout) a correggere e stendere definitivamente la “carta del coraggio”, un documento in cui noi ragazzi registriamo le nostre idee, le nostre impressioni sull’odierna società, gli impegni che promettiamo di assumere e quelli che chiediamo di prendere ad istituzioni quali Stato, Chiesa e all’Agesci stessa.

L’ultimo giorno sono venuti a trovarci ed a vederci lavorare don Ciotti (presidente di Libera), il presidente della Camera Boldrini ed il presidente del Consiglio Renzi. Abbiamo dato loro la dimostrazione che quando c’è passione e voglia di fare la gente può unirsi in consiglio e parlare, discutere, ascoltare; può dar vita a vere azioni di coraggio. Anche il Papa e la Cei, tramite la rappresentanza del suo presidente, il cardinal Bagnasco, hanno preso parte a quella che per noi è stata e sarà una grande sfida. La carta del coraggio viene ufficialmente mostrata il 10 agosto durante la cerimonia di chiusura della Route Nazionale, e consegnata al presidente del Consiglio Renzi. E così verso le ore 12 tutto finisce tra gli applausi, i canti ed i fazzolettoni roteanti in aria di quei ragazzi che nella vita hanno deciso di indossare una camicia azzurra. Torno a casa con un nuovo spirito e con nuovi legami molto forti. I saluti e gli abbracci finali con i nuovi compagni di strada sono sempre quelli più dolorosi, ma non è il tempo di piangere: il nostro è solo un arrivederci. Noi siamo sentinelle che bussano all’aurora. Il nostro motto è “coraggio”. Le nostre strade sono tante ma portano in una sola direzione: one way.

Mattia Spedicato