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Il canto del cigno

dicembre 14, 2014 da redazione

Una riflessione sulle Primarie del centrosinistra in Puglia, e sulla capacità di questi attori politici, e di noi pugliesi, di rilanciare in forme nuove le aspirazioni della primavera pugliese

I candidati e la campagna. Le primarie per la scelta del candidato di centrosinistra alle prossime elezioni regionali (primavera del 2015) sin dall’inizio hanno rivelato un appeal modesto sull’elettorato, in linea con la notevole disaffezione e diffidenza nei confronti della politica. Il principale protagonista di questo confronto elettorale è stato il giudizio sulla stagione che la Puglia ha vissuto con la presidenza di Nichi Vendola, alle sue luci ed alle ombre emerse.

Michele Emiliano - ex sindaco di Bari, attuale assessore per “cause previdenziali” a San Severo, segretario del PD e candidato più accreditato - ha per questo puntato a tessere la propria tela di alleanze guardando più alle elezioni vere e proprie che al confronto interno al centrosinistra. E dando giudizi sferzanti sulla “primavera pugliese” (di cui pure è stato in un certo senso l’iniziatore con la sua elezione a sindaco nel 2004) rispetto alla quale ha sempre professato discontinuità.

Dario Stefàno, salentino ex assessore regionale all’agricoltura e attuale senatore di Sel, ha rivendicato esplicitamente la continuità ideale rispetto all’esperienza di questi anni e si è proposto, sostenuto dal partito che lo esprime quale alternativa al PD, dando una chiave di lettura politica più legata alle dinamiche nazionali. Non senza difficoltà iniziali: il suo percorso politicamente variegato – che lo ha visto passare dalla Margherita all’UdC, da una lista civica a Sinistra Ecologia e Libertà – ha in un primo momento destato qualche dubbio in quella parte di elettorato che è stato determinante per l’affermarsi nel 2005 e nel 2010 di Vendola.

Nello schema a tre delle primarie, Guglielmo Minervini ha scelto il ruolo dell’outsider, puntando molto sull’attivazione di quei corpi sociali (associazioni, comitati, singoli) che hanno rappresentato il campo privilegiato della sua azione politica. Non che Minervini sia estraneo alla politica: in Pax Christi con Don Tonino Bello, diventa sindaco di Molfetta nel ’94 dopo l’uccisione per mano mafiosa del suo predecessore. Dalla Margherita confluisce nel PD ma quando nel 2005 e nel 2010 si tratta di scegliere tra Francesco Boccia e Nichi Vendola per la presidenza di Regione, sceglie quest’ultimo contravvenendo alle indicazioni del suo partito e diviene assessore alle politiche giovanili dal 2005 ad oggi. In quel ruolo disegna e realizza i programmi più conosciuti della Regione in questi anni, quali “Bollenti Spiriti”, “Ritorno al futuro” e “Laboratori Urbani”. Nonostante i tre candidati la campagna per le primarie però non ha catalizzato l’attenzione dei pugliesi.

L’ultima settimana. A poche ore dal voto tutti i candidati si dicono ottimisti, tutti pubblicano sui social network immagini di sale piene. Fatto sta che l’ultima settimana è anche il momento dei “colpi di scena”. E in questo senso Emiliano e Vendola sono stati abilissimi. Con uno scenario politico nazionale che si sta consolidando nell’antinomia pro o contro Renzi, i due politici baresi mettono in scena il trailer di quel copione. In rapida successione: Michi annuncia l’alleanza con l’UdC (e forse anche con gli alfaniani di NCD); Nichi risponde “giammai!” a cui replica Michi mostrando l’sms con cui Vendola lo prega di convincere i centristi a votare un provvedimento in Regione. A quel punto Nichi dichiara la morte del centrosinistra e l’annullamento delle primarie. Sgomento in 48 ore. Da parte di Stefàno che forse non era neanche stato avvertito; di Minervini che è rimasto schiacciato dalle schermaglie dei due. E di un’intera regione. Poi come abbiamo visto tutti, il giorno dopo è rientrato tutto. Nel frattempo però sulla scena erano rimasti solo loro due.

I risultati. Il numero di votanti è stato molto al di sopra delle aspettative: 139 mila, molti più degli 80 mila indicati dagli organizzatori come obiettivi. Sin dall’inizio dello spoglio si è delineato il largo successo di Michele Emiliano, anche se non schiacciante. Il 57% dei votanti ha scelto lui. La notorietà anche televisiva, l’immagine di uomo risoluto, le alleanze varie e spregiudicate, il sostegno di quasi tutto il PD hanno concorso a questo risultato importante. Stefàno raccoglie un sorprendente 31,4% dimostrando di poter andare oltre il solo elettorato di Sel e avendo comunque potuto contare su parte del mondo associativo e politico rimasto vicino a Vendola. Forte del risultato, il giorno dopo le primarie il senatore di Sel ha già rilanciato la propria piena collaborazione alla coalizione di centrosinistra, senza troppi riferimenti alla tempesta inscenata solo due giorni prima da Emiliano e Vendola. È in campo l’ipotesi di creare una lista unica a sinistra che ricalchi l’esperimento delle europee (che molti indicano col nome de “L’Altra Puglia”). Deludente invece il risultato di Guglielmo Minervini. Forse perché chi scrive è un suo sostenitore e si aspettava un risultato più brillante. Ma la sensazione è che quella risposta dalla società, dai suoi corpi individuali e collettivi sia arrivata solo in parte. Anche se ha avuto un peso specifico importante, realizzato su base quasi esclusivamente volontaria (in provincia di Lecce solo Sergio Blasi tra i maggiorenti del PD ha manifestato il suo appoggio al professore molfettese). A San Cesario il risultato ha visto prevalere largamente Emiliano che ha raccolto 281 dei 445 votanti (63%), mentre gli altri candidati si sono attestati entrambi sotto i 100: Stefàno con 92 voti (21%) e Minervini con 72 (16%). Anche nel nostro paese il candidato vincente ha potuto fare affidamento sul sostegno degli esponenti democratici più in vista: dal sindaco Andrea Romano, al deputato Salvatore Capone, al sempre presentissimo assessore Giovanni Rollo.

Alcune considerazioni. La “primavera pugliese” portata alla ribalta durante l’esperienza di Vendola raccontava un centrosinistra diverso da quello conflittuale che possiamo osservare in questo momento; raccontava l’aspirazione a uscire dal provincialismo e promuovere lo sviluppo valorizzando la cultura ed i talenti di un territorio e tutelandone l’ambiente, mettendo al centro le persone e la loro partecipazione. Colmando quel gap di capacità di attivazione delle reti sociali oltre che di forza del tessuto economico che ha caratterizzato il Sud. Era un’aspirazione forte, almeno nelle intenzioni. Le prime mosse di Emiliano – gli accordi e gli accordicchi con una miriade di partitini eterogenei - sembrano più orientate all’affermazione di sé che di un’idea di Puglia. E la frattura che si è creata nel dibattito pubblico tra chi sostiene questo “nuovo” PD, l’area del non voto o della protesta, l’area a sinistra ed il mondo sindacale, non ci inducono all’ottimismo. Il dubbio che emerge riguarda la capacità di questi attori politici, e di noi pugliesi, di rilanciare in forme nuove le aspirazioni della primavera pugliese. Il timore in questo momento è di aver assistito al suo “canto del cigno”.

Giuseppe Nobile