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Il “Vincenzo Zanchi”, la fenice del calcio nostrano

dicembre 14, 2014 da redazione

Nonostante le innumerevoli difficoltà degli ultimi anni, nell’impianto sportivo di San Cesario si continua a giocare a pallone 

Nunzio Mariano, Antonio Monaco, Enzo Catanzaro, Fabrizio Patarnello, Enrico Diamante, Ciccio Parato, Gino Muciaccia, Tonino Forcignanò, Luigi Aiello, Giuseppe Torelli, Lillino Catanzaro, Antonio Luperto, Tonio Panzera. Non li ho mai visti calcare un campo di pallone. Eppure, saldamente ancorate nella mia mente, ho visto tante loro partite. Piccole e grandi imprese scritte allo Zanchi e sui campi di provincia che ho sentito raccontare talmente tante volte da essere praticamente lì, accanto ad Antonio Tifoso Rollo, a gridare “forza ragazzi”. C’è sempre qualcuno che, venuto dopo, tiene i fili con il prima. Non li perde. E non per nostalgia (non può mancarci un qualcosa che non abbiamo vissuto), ma per curiosità. Quella curiosità che ti spinge a camminare con il passo del gambero; che ti fa mettere i piedi in una storia che non ti appartiene solo perché, in fondo, per quanto possa apparire banale, un po’ ti inorgoglisce. Sentirsi raccontare della prima, storica, cavalcata verso il campionato Promozione del San Cesario Calcio, personalmente, mette ancora i brividi. E ancor più emoziona ripensare a quelle maglie bianche con su scritto “20.06.2010…per la gloria, 27.06.2010…per la storia”. Questa volta c’ero. Finale play off di prima categoria tra San Cesario e Scorrano. Capitan Caputo & Co dettano la legge dei più forti allo Zanchi (2 a 0 per noi con reti di Polito e Zippo - ndr) e ammansuetano gli avversari in casa loro. Dopo oltre 30 anni il bianco-verde colora nuovamente il campionato di Promozione. Brividi da una partita della nazionale, il martedì.

C’era una volta il San Cesario Calcio. C’era una volta la Polisportiva San Cesario - Aria Sana. C’era una volta il sogno educativo e aggregante di alcuni capitani coraggiosi: Roberto Vergallo, Mario Liaci, Gino Franco, Totò Valentini. Attenti genitori, prima ancora che presidenti. C’erano brave persone ad insegnare sport e vita ad un esercito di ragazzini che volevano diventar campioni: Annino Micella, Massimo Fortunato, Fabio Ciccarese, Tonino De Giorgi, Aldo Taurino, Catanino Gentile, Massimo Rizzo. C’era una volta un sogno chiamato San Cesario Calcio che, un po’ per la crisi, un po’ per la poca lungimiranza di alcune scelte politiche, non è più. Stagione calcistica 2013 - 2014. La Polisportiva San Cesario - Aria Sana passa dalle mani di Gino Mattei a quelle di Annino De Finis. Il progetto sembra ambizioso: portare la squadra a fare il salto in Eccellenza. La rosa si riempie di nomi tanto blasonati quanto (anagraficamente) maturi. Nuovo mister in panca. I risultati però non vengono. Manca il gioco; lo spogliatoio si spacca. I big, uno dopo l’altro, iniziano a riempire i borsoni con maglie di altri club. La classifica, spietata, risucchia in basso. De Finis decide di lasciare la società. Zero acquirenti e il titolo viene regalato a Marazia dello Scorrano Calcio (che, a quanto ne sappiamo, finirà col non utilizzarlo).

Fine. Titoli di coda su un progetto educativo che, partito dall’intercampus di Luperto, Mileti, Rizzo, Adamo (e forse ancor prima), è finito con lo sfociare in un settore giovanile unico nel circondario. Fucina di talenti che solo negli ultimi cinque anni son riusciti ad insignirsi del titolo di campioni per ben tre volte (campionati Juniores, Giovanissimi ed Allievi regionali). Sconfitta culturale ed umana per tutta la comunità? Fine di quel progetto educativo insito nello sport (rispetto per l’avversario, accettazione della sconfitta, lealtà, capacità di rialzarsi, spirito aggregante, amicizia)? Apparentemente sì. “Apparentemente” perché, come proprio il calcio insegna, sino al triplice fischio dell’arbitro non bisogna arrendersi mai. E così, un po’ come il pareggio di Burgnich in Italia - Germania 4 a 3, il colpo di scena: bussa alla porta del sindaco un tal Giuseppe Caus. Presidente di una bella realtà sportiva nel capoluogo, lo Sporting Club Lecce, chiede la concessione del campo sportivo. Il motivo? Portare avanti il sogno di quell’esercito di ragazzini che vuol semplicemente continuare a giocare a pallone. E così che la sansa dello Zanchi torna a levarsi da terra per impolverare le maglie sudate di quasi 150 piccoli uomini.

Ci dicono che il progetto dello Sporting Club vuol essere a lunga scadenza. Ricco di speranze. Che al settore giovanile di oggi si affianchi la prima squadra domani. Che quel terreno grigio lasci presto il passo al verde di un manto erboso. Che il cancello dell’impianto sportivo rimanga sempre più aperto; sempre più inclusivo. Vedremo. Anche perché, per motivi piuttosto scontati, lo Zanchi non potrà più esser concesso in questo modo. Prima che la prossima stagione prenda il via, un bando pubblico ne decreterà la futura gestione. Ma questa storia ce la racconterà qualche altro giornale. Forse.

Paolo De Blasi