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I dubbi sul Tito Schipa Center

marzo 1, 2014 da redazione

Da convento a caserma, da parcheggio a centro direzionale e commerciale: il nuovo progetto di sviluppo del sito che i leccesi chiamano “Mercato dei Fiori” è davvero sostenibile per la città?

La storia del sito attualmente nominato piazza Tito Schipa, ribattezzato dai leccesi come il “mercato dei fiori”, è antica ed affascinante. In quel luogo, appena fuori le antiche mura urbiche e a due passi dal bastione sud-est del Castello di Carlo V sorgeva il convento di Santa Maria del Tempio, una delle principali dimore francescane del Salento.

Costruito nel 1432 per volontà del barone di Corigliano d’Otranto Nuzzo Drimi, fu tenuto dai francescani per ben quattro secoli fino a quando, al tempo del governo napoleonico, ai primi dell’Ottocento, venne adibito ad ospedale per i malati di tifo. Il convento aveva una pregevole chiesa, le cui fondamenta sono ancora oggi leggibili. Dopo l’Unità d’Italia, nel 1872 l’area venne utilizzata per la costruzione di una caserma dapprima denominata “Tempio” recuperando il vecchio toponimo, poi intitolata ad Oronzo Massa. Nel 1971 la caserma viene abbattuta e comincia la lunga storia dei progetti di riuso dell’area che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto ospitare il mercato coperto sfrattato dalle mura del castello. E siamo quasi all’oggi. Sin dal 1985 le amministrazioni avviano le lunghe procedure per il riuso dell’area, ma solo nel 2007 viene individuato un progetto.

Vediamo il progetto che, dopo infiniti ripensamenti, contenziosi, lungaggini, si vorrebbe realizzare: grazie alla ricollocazione di una parte dell’antica tettoia liberty, nascerebbe un centro commerciale e direzionale con 51 negozi e 95 uffici, un’ampia piazza pedonale e un parcheggio interrato di tre piani con ben 500 posti auto; nella parte posteriore (via N. Sauro), un piccolo mercato coperto comunale (anch’esso interrato) con relativi magazzini. Ebbene, il progetto si presenta insostenibile per una serie di ragioni: in primis, esso sconvolgerebbe l’area archeologica, sventrandola per la costruzione del parcheggio interrato; poi diverrebbe un enorme attrattore di traffico, impedendo per sempre qualsiasi idea di pedonalizzazione del centro cittadino. Inoltre non si comprende a quale domanda di maggiori spazi commerciali esso risponda, visto che nella centralissima Piazza Mazzini ci sono centinaia di locali commerciali sfitti o in vendita. Il centro commerciale contribuirebbe infatti alla desertificazione commerciale della zona. Poi vi è la questione del verde pubblico. In una città che è all’ultimo posto in Italia (sì, avete letto bene: ultimo!) per il verde pubblico fruibile (0,58 mq/ab, Rapporto Ecosistema Urbano Legam-biente 2013), quello del cosiddetto Tito Schipa Center appare l’ennesima colata di cemento sulle speranze di una città più verde, sostenibile e rispettosa della sua storia. 

Alessandro Presicce