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Django Unchained

gennaio 22, 2013 da redazione

Django Unchained

 

DJANGO UNCHAINED (Usa 2012)

Regia: Quentin Tarantino
Cast: Jamie Foxx - Christoph Waltz - Leonardo Di Caprio - Kerry Washington - Samuel L. Jackson

Il dentista Schultz (C. Waltz) è in realta un cacciatore di taglie, che libera lo schiavo Django (J. Foxx) perché lo aiuti a catturare alcuni schiavisti. In cambio, il falso dentista, aiuterà Django a liberare la moglie (K. Washington) schiava nella piantagione di Calvin Candie (L. Di Caprio).

Consueta, meravigliosa, orgia di sangue e violenza per il settimo film di Q. Tarantino che questa volta si cimenta con lo spaghetti-western, anzi, se proprio vogliamo essere pignoli questo è un spaghetti-southern, una miscela di pistoleri e schiavi che solo Tarantino poteva portare sullo schermo. Come per Bastardi senza gloria, ispirato a Quel maledetto treno blindato (Enzo G. Castellari - 1978), Tarantino pesca ancora una volta nel cinema di genere italiano rifacendosi al mitico Django di Sergio Corbucci (1966) all'epoca interpretato da Franco Nero.

Per Django Unchained mi sottrarrò dal sottoporre al lettore commenti riguardanti citazioni, inquadrature, richiami ad altre pellicole, in quanto si rischia di annegare nel mare citazionista del beffardo Quentin e di annoiare chi mi usa la gentilezza di leggere le mie recensioni. Cominciamo subito col dire che Django Unchained è purissimo divertimento, costruito, come al solito, intorno a grandi prestazioni degli attori, personaggi ben disegnati, inquadrature perfette e grandi dialoghi. Oltre due ore, durante le quali il regista di Knoxville, sa essere divertente, poetico, ironico, emozionante e soprattutto rendere credibile quello che credibile non è.

Quale regista è in grado di portare sullo schermo, senza incorrere nel comico involontario, uno schiavo negro che probabilmente non ha mai impugnato una pistola in tutta la sua vita e renderlo un cecchino infallibile; un dentista tedesco cacciatore di taglie e dal linguaggio forbito catapultato nel sud schiavista di metà '800 e sottolineare le loro avventure anche con brani hip-hop?

Insomma, per farla breve, Tarantino non si smentisce neanche questa volta, si catapulta in un cinema che non dovrebbe appatenergli (lo spaghetti-western) ma che dimostra di conoscere benissimo, lo omaggia in tutte le sue declinazioni (epico, rivoluzionario, politico, vendicatore), lo stravolge, lo frulla e ci serve un prodotto nuovo di zecca. Se, poi, in conclusione, nonostante lo stile eccessivo e rumoroso, vogliamo riconoscere a Tarantino un qualche merito per aver saputo raccontare il male della schiavitù agli spettatori più giovani, possiamo tranquillamente farlo.

Per i nostalgici del Django italiano, oltre alla presenza nel cast di Franco Nero, da guardare con attenzione i titoli di testa, identici a quelli del film di Corbucci e con l'indimenticabile brano di Luis Bacalov a far da colonna sonora. Una raccomandazione: andate a vedere Django Unchained cercando la sala con lo schermo più grande possibile e con l'audio ben alzato. (in sala dal 17/01/2013)

Fabrizio Luperto

 

A seguire un breve riassunto della vita cinematografica di Django

Django e i suoi fratelli

Iniziamo con il dire che non esiste una vera e propria SERIE di Django. Django (1966) è uno dei capolavori dello spaghetti-western diretto, da Sergio Corbucci, che aveva in squadra autentici fuoriclasse del cinema artigianale italiano come Enzo Barboni alla fotografia e Ruggero Deodato come assistente. Il successo mondiale del film di Corbucci scatenò produttori e sceneggiatori e i Django tarocchi invasero i cinema. Dopo il Django originale il produttore Bolognini litigò con il regista Corbucci e Franco Nero dopo il clamoroso successo aveva firmato un contratto con la Warner, questo complicò ulteriormente le cose in vista di un sequel.
Di seguito i "Django" più noti:
"Preparati la bara", può essere considerato un prequel a tutti gli effetti perchè prodotto da Bolognini e il personaggio era interpretato da Terence Hill.
"Django cacciatore di taglie" è addirittura un film argentino e il protagonista diventa Django solo per la distribuzione in Italia.
"Django non perdona" è una produzione spagnola e il protagonista J. Clark è in realtà lo spagnolo H. Blanco.
"I vigliacchi non perdonano" è film italiano e il Django protagonista è Gianni Garko.
"Uccidi Django..uccidi per primo" viene diretto da S. Garrone e il protagonista è Giacomo Rossi Stuart.
Seguono decine di Django (anche brasiliani e turchi) ma quello che merita certamente una citazione è "Django il bastardo" sempre di Sergio Garrone, un western atipico dove si respira aria lugubre e malsana, interpretato da Anthony Steffen (Antonio De Teffè). Altro Django è quello di P. Squitieri "Django sfida Sartana".
Mi fermo qui, ma si potrebbe andare avanti all'infinito. Devo però ricordare che un sequel quasi ufficiale esiste, ed è quello girato nel 1987 da Nello Rossati è interpretato come l'originale da Franco Nero, dal titolo "Django 2" e proprio come il Django di Tarantino è ambientato tra schiavi e schiavisti, un caso?

 

Commenti

un capolavoro

gennaio 25, 2013 da Francesca, 5 anni 42 settimane ago
Comment: 675

Ho visto Django non appena uscito nelle sale e penso che tornerò a rivederlo la prossima settimana. Si tratta, a mio parere, di un vero capolavoro.

Quentin Tarantino si conferma un grandissimo genio e confeziona un film bellissimo. Riprende ambientazioni, inquadrature, personaggi degli spaghetti-western e ne confeziona un film nuovo e speciale. Speciale perché ci aggiunge il suo tocco e racconta una splendida storia d'amore.

Django è principalmente una storia d'amore appassionata e romantica, ma è anche una storia di libertà, indipendenza e orgoglio. Tutto quello che succede nel film accade perché Django vuole liberare il suo grande amore, sua moglie Broomhilde. Ma Tarantino usa questa storia come pretesto e aggiunge tutto il resto: con il suo tocco e le sue straordinarie intuizioni costruisce un film di altissimo livello.

I personaggi e i dialoghi sono assolutamente tarantiniani e, quindi, straordinari. Sarebbe impossibile elencare le scene 'migliori', sono troppe. Ma una menzione speciale meritano la scena nel saloon (e ringrazio il cielo perché al mio amico è venuto in mente di prendere una birra prima di entrare in sala), la scena in cui Django racconta a Schultz la sua storia e quella - che non ti aspetteresti mai - degli incappucciati.

Grazie a personaggi molto ben delineati e non banali e alle prove eccellenti degli attori, Django affronta anche un tema difficile come la schiavitù in maniera brillante, precisa e non pesante. L'assurdità della condizione in cui vivevano i "negri" è magnificamente raccontata soprattutto nei personaggi di Candy (uno straordinario Di Caprio) e del dottor Schultz (Waltz, che replica la prova da Oscar del colonnello Landa in Bastardi senza gloria). Un quasi irriconoscibile Samuel L. Jackson completa il trio (quasi perché, nonostante il trucco, è impossibile non riconoscere i suoi occhi).

Ma Django rimane un film di amore e vendetta. Come in Bastardi senza gloria, Tarantino rende grotteschi e fastidiosi i 'cattivi' e, invece, fiere e pronte a lottare le vittime. E quindi si finisce per parteggiare per queste ultime, ma senza pietismo ed anche con una punta di cattiveria e orgoglio. Di assoluta bellezza la colonna sonora.

Francesca e Django

gennaio 27, 2013 da fabrizio luperto, 5 anni 41 settimane ago
Comment: 677

Approfitto del competente intervento di Francesca per aggiungere qualche curiosità o semplicemente il mio punto di vista su alcuni argomenti trattati nel suo intervento e che per ovvie ragioni di spazio non hanno trovato posto nella recensione.


La scena del saloon (anche per me una delle migliori) potrebbe nascondere uno dei pochissimi errori nella messa in scena di DU. Infatti il film è ambientato nel 1858 e la birra Knikcerbocker (così mi è sembrato di leggere sulla stecca) è entrata in commercio qualche anno dopo, devo però approfondire.


La scena degli incappuciati è un palese omaggio al Django originale. Nel film di Corbucci "gli incappucciati", capeggiati dal Maggiore (Eduardo Fajardo) erano bardati di rosso. Qualcuno, parlo dei siti specializzati, ha obiettato che il KKK è comparso dopo la guerra civile e che quindi trattasi di errore. In realtà gli incappucciati di QT non sono il KKK, ma semplicemente dei razzisti non ancora riuniti nella tristemente nota organizzazione KKK. 


Ultima nota, riguarda la polemica scatenata da Spike Lee che rimprovera a QT di aver usato la schiavitù ,una ferita ancora aperta per molti afroamericani (di cui evidentemente si sente portavoce) a scopo commerciale.


Ora, a prescindere dal fatto che per prendere sul serio il film di QT, bisogna avere qualche problema serio, vorrei ricordare a Spike Lee che con il suo Miracolo a Sant'Anna, che oltre ad essere un film brutto, era anche fatto male ( i cannoni delle truppe Usa erano di fabbricazione italiana; quando le truppe Usa attraversano il Serchio si vede chiaramente che la vegetazione non ha nulla a che vedere con quella della piana di Lucca; il peso della testa della statua in marmo ha un peso imbarazzante ecc..) ha seriamente offeso tutti gli italiani. Ma per lui, questo non è importante, visto anche il trattamento riservato agli italiani in L'estate di Sam (ottimo film). Saluti.