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Destini crocevia di vita

maggio 25, 2014 da redazione

Mirko Tondi
Mirko Tondi
Mirko Tondi - Destini. Racconti brevi e poesie (Ti Pubblica, 2014)

 

Mirko Tondi racconta la sua prima esperienza editoriale e le fasi che lo hanno portato alla pubblicazione della sua opera d’esordio, in cui poesia e racconti si fondono per regalarci l’immagine di vite e culture differenti dalla nostra. Un’opera destinata a far riflettere. 

Mirko ti sei diplomato all’istituto tecnico “ITG Galilei” e sei ad oggi uno studente di Ingegneria Edile - Architettura al Politecnico di Bari. Sei certamente una figura che rappresenta l’aspetto più tecnico della nostra cultura, come nasce in te l’amore per la letteratura?

Ad essere sincero sono stati in molti a pormi questa domanda, ma non c’è un motivo preciso, è un po’ come se fosse un’esigenza. C’è stata però una situazione particolare in cui il caso mi ha quasi costretto alla letteratura: a quindici anni ebbi un incidente e per un breve periodo non potevo fare grandi cose, così inizia a leggere i libri più svariati con sempre maggiore voracità, finché ora è diventata appunto un esigenza, un bisogno di leggere. Leggere è come aprire la strada alla scrittura, sono entrambe esperienze di disconnessione temporale che soddisfano un bisogno, ti appagano, e hanno la funzione di creare un equilibrio fra la mente e il corpo.

Quando hai capito di voler pubblicare un libro?

Scrivevo racconti e poesie da ancor prima di pubblicare. Un giorno decisi di tirar fuori dal taccuino i miei scritti e li feci leggere ad una persona a me molto vicina, la mia attuale compagna. La sua espressione, il volto e la sua reazione fecero nascere in me l’esigenza di voler comunicare, di voler vedere pubblicati i miei lavori in forma cartacea. Io non ho mai letto un e-book e l’amore per il libro di per sé ha giocato sicuramente un ruolo di rilievo. Pubblicare poi è una sfida con sé stessi, puoi credere in te ma non puoi essere il critico di te stesso.

Il titolo della tua opera, Destini, non lascia spazio ai dubbi: descrivi accadimenti e situazioni che mutano gli uomini e che sembrano portarli su strade già segnate. Qual è la tua filosofia di vita a questo proposito?

Destini è un indagine, una ricerca. Mi accade spesso di chiedermi cosa sentono le persone che affrontano una vita diversa dalla mia, gli umili, quelli che lottano contro ogni difficoltà e che comunque trovano sempre la forza di andare avanti. Poi entra in gioco l’immedesimazione che mi spinge a chiedermi come avrei vissuto io quelle situazioni così spiacevoli ed ecco che nasce quell’esigenza di scrivere di cui parlavamo prima.

Destini è un composito di poesia e racconti che trattano anche temi di rilevanza sociale, come quello del sistema carcerario italiano e l’importanza del volontariato ai meno fortunati. Credi che la cultura abbia un ruolo importante e che possa contribuire al benessere sociale?

La funzione dell’arte e soprattutto della letteratura, che è poi quello che ho cercato di fare io nel mio libro, è quella di porre domande, sollevare quesiti che spingono e spronano l’uomo a prendere coscienza del sociale e a chiedersi quindi sia il ruolo da assumere nel mondo. Il mio obbiettivo è quello di mettere la verità degli umili e dei meno fortunati d’avanti agli occhi di tutti, obbligare noi tutti a guardare il dolore e la miseria, impedirci di girarci dall’altra parte.

Oltre all’avventura e ai viaggi, che sono il terreno su cui si muove la tua scrittura, è evidente un forte attaccamento alla terra natia, quanto c’è di autobiografico nei tuoi racconti e quanto l’esperienza personale ti ha influenzato?

La mia esperienza personale ha sicuramente influenzato l’ispirazione. Io sono il mio passato, sono tutto ciò che ho vissuto e che oggi mi ha reso ciò che sono. Ma nonostante questo buona parte degli sviluppi del mio lavoro sono fonte di ispirazione, per me l’esperienza è la prima e più importante fonte d’ispirazione.

Qual è il grande messaggio del tuo libro?

Sarò breve in questo perché il messaggio deve essere molto chiaro: non bisogna mai dimenticarsi dei dimenticati. Bisogna avere il coraggio di guardare quelle figure e quelle esperienze borderline, rifarsi a loro quando la vita si fa dura, perché finché si vive c’è un rimedio per ogni cosa.

Senti di voler ringraziare qualcuno in particolare?

C’è sicuramente una persona che devo ringraziare e che senza la quale non sarei arrivato qui dove sono: Elisa Pulvino, la mia compagna, la mia musa, il mio motore ed il mio sostegno. Lei, oltre ad essere l’autrice della mia copertina, è stata anche la mia prima lettrice e se Destini esiste è merito suo, del suo incoraggiamento e della forza, che fin dall’inizio, è stata in grado di trasmettermi. Inoltre vorrei ringraziare la mia famiglia, presente in ogni mio momento, e tutti gli amici che mi hanno sostenuto.

Grazie Mirko! Ti ringrazio per questa tua intervista e ti faccio, a nome mio e di tutta la redazione, i più sentiti complimenti, non solo per questa tua opera ma anche per tutto quello che seguirà e che, sicuramente, sarà destinato a lasciare il segno.

Luigi Patarnello

 

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Mirko Tondi
Destini. Racconti brevi e poesie
Ti Pubblica (2014) 

Un discorso aperto sull’incantevole divenire dell’esistenza, una rete invisibile di accadimenti e di avvenimenti che legano il lettore all’autore attraverso i suoi personaggi, perché ognuno è al tempo stesso artefice e vittima del suo destino. Destini è un opera che oscilla agevolmente dall’ineffabile all’incredibile, dal quotidiano all’inusuale, dalla poesia al racconto, perché nessuno è ciò che è senza una precisa ragione, senza le ferite degli eventi e le cicatrici del tempo. Ogni situazione scandaglia l’anima dei protagonisti, la sfoglia ora con dolcezza, ora con improvvisa irruenza, mentre alle sue spalle resta immobile il Destino, come un giudice incorruttibile, come uno scriba attento e minuzioso che ti consegna alla storia dell’esistenza, alza lo sguardo su ogni vita, fissa ogni uomo che calca la sua strada come a ricordare che tutto ciò che di bello deve ancora venire nessuno di noi ancora lo ha vissuto.