Salta al contenuto principale

Da Volponi a Sanguineti: la casa editrice e i ricordi. Intervista a Piero Manni

giugno 2, 2014 da redazione

Piero Manni mi accoglie nella sua casa editrice in una mattina di maggio, alla vigilia del trentennale di Manni editori. Quel posto, nel piccolo comune di San Cesario, è proprio come lo si immagina, poetico e accogliente. Una casa fatta di libri, fatica e sogni. Pareti di carta e soffitto di inchiostro, pile di volumi custodiscono la storia dell’editoria nel Salento. Per le scale, una vecchia Olivetti 98, messa in bella vista, e cassetti pieni di caratteri mobili, danno il benvenuto. C’è profumo di buono fra quelle mura. Fa quasi paura attraversare i corridoi che conducono agli uffici: muri coperti da foto di personaggi e autori che hanno lasciato il segno nella letteratura italiana, da Calvino a Sanguineti, da Leopardi a Pasolini, immagini e personaggi che riescono a rallentare il passo e ad accompagnarti nell’ufficio di Piero Manni…

 

1984, Lecce. Come è nata l’idea della casa editrice?

Mia moglie e io veniamo dall’impegno politico degli anni ’60. Quando la possibilità di fare un certo tipo di politica è venuta meno, volevamo cercare un modo per continuare il nostro impegno civile. Eravamo entrambi appassionati di letteratura, io all’epoca lavoravo per Milella. È stata una cosa spontanea. Nasce dapprima l’Immaginazione, nel 1984, una rivista letteraria tuttora edita, e intorno ad essa si creano una serie di relazioni che sfoceranno nella casa editrice. I nostri primi e fondamentali numi tutelari sono stati Romano Luperini, per qualche anno docente nell’Università di Lecce, e Maria Corti, che col Salento aveva legami biografici; ci hanno creato relazioni importanti con i grandi intellettuali italiani, e ci hanno insegnato e talvolta imposto il rigore nelle scelte editoriali.

Come è cambiata l’editoria nel Salento in questi 30 anni?

Sono cambiate molte cose dall’eroismo romantico dei primi tempi. Oggi, nel Salento, non c’è più spazio per la poesia. È il settore più colpito. Sanguineti, Volponi e altri autori importanti hanno segnato la storia di questa casa editrice, il primo libro pubblicato da Manni (oggi ripubblicato in occasione del trentennale) era proprio una raccolta di poesie di questi autori. Nelle librerie gli scaffali erano appesantiti da volumi poetici, gli stessi giornali ne parlavano. C’era un dibattito e un entusiasmo che ormai sono scomparsi. Oggi se entri in una buona libreria, gli scaffali di poesia si sono estinti, i versi non hanno più luogo di cittadinanza. È scomparsa anche la narrativa di ricerca. Ma è scomparsa, soprattutto, la società intellettuale che trent’anni fa era una società antagonista del potere, oggi invece gli intellettuali sono servi del potere. Anche i giornali e i media sono di questo tipo, quasi tutti, ruotano attorno al potere, le recensioni sono quasi tutte favorevoli ormai. Forse tra qualche decennio, gli storici si meraviglieranno che, in questa epoca di nani ballerini e puttane, ci siano stati autori, editori, librai, distributori e lettori che ancora avevano fiducia nella capacità di rinnovamento della parola critica.

È la stessa fine che ha fatto la poesia salentina. Non c’è più spazio nemmeno per lei, dunque?

Le nostre prime esperienze, prima della fondazione della casa editrice, le abbiamo avute con Antonio Verri. Dietro ai primi suoi libri e anche alle prime edizioni del Pensionante De’ Saraceni viene riportato l’indirizzo della sede sociale, Via Leopardi, 66: era la mia vecchia casa. Antonio Verri non poteva essere ingabbiato in un lavoro d’equipe, però, era impossibile lavorare in maniera continuativa con lui. Non poteva e, forse, era giusto così. Oggi, abbiamo provato a ripubblicare qualche sua opera, ma non è stato facile: abbiamo fatto un piccolo esperimento per testare il mercato, chiedendo a Desiati di scrivere un libro su di lui, una sorta di presentazione per farlo conoscere al pubblico locale. L’esperimento, purtroppo, non ha funzionato e abbiamo deciso di non rischiare.

Non è facile operare nel mercato editoriale oggi. Questo discorso vale per le case editrici come per i giornali. A volte, la tentazione di percorrere la via più semplice, in cui i fattori qualità e mercato sono quasi inversamente proporzionali, è grande. Come e dove si è collocato Piero Manni, uomo e imprenditore, in tutti questi anni, rispetto ai due fattori?

L’editore è e deve essere strabico: un occhio alla qualità e uno al mercato. Se ti preoccupi soltanto della qualità e non della commercialità di un prodotto dopo sei mesi non hai più da pagare le ricevute bancarie della tipografia, se d’altro canto fai soltanto libri commerciali, tanto vale fabbricare pentole.

Sono una giovane autrice emergente e decido di pubblicare il mio libro. Qual è l’iter e perché dovrei scegliere Manni?

Ci sono solo due case editrici in questo territorio che hanno una presenza nazionale: noi e Besa, questa non è una valutazione di merito, ma sicuramente un dato da tenere in conto. Perché uno dovrebbe scegliere noi? Dunque, a parte il fatto che scegliamo noi e non gli autori, l’attenzione dedicata a ciascun libro è alta: dalla distribuzione alla promozione, dall’ufficio stampa alla partecipazione alle maggiori Fiere del Libro italiane, Torino e Roma in primis.

Il tuo libro arriva qui e inizia la prima fase: la lettura. I filtri maggiori sono mia moglie, Grazia Doria, mia figlia, Agnese, un nostro collaboratore, Giancarlo, e io. In questa fase, se il libri fanno schifo a pag. 12 hai finito di lavorare, se sono scritti bene e la storia ti prende, li leggi tutti d’un fiato. La cosa peggiore è quando ti capita un libro a metà, devi leggerlo tutto ma senza entusiasmo. Dopo aver passato l’esame e il percorso della direzione editoriale, passa sotto le forche gaudine della direzione commerciale, cioè io. Il mio compito è quello di capire se quel libro è in grado di coprirsi i costi. Se un manoscritto piace, ma non è in grado di coprirsi i costi, chiediamo l’acquisto di copie all’autore. La maggior parte delle volte, però, cerchiamo di pubblicare senza chiedere nulla o di trovare soluzioni alternative, come l’intervento di associazioni.

Manni in cifre

Riceviamo, in media, un libro al giorno, 300/400 libri all’anno. Nel 2013 ne abbiamo pubblicati solo 55, la selezione è attenta, abbiamo un’immagine di una casa editrice dignitosa e vogliamo conservarla. Non dimenticherò mai un errore che abbiamo commesso, un manoscritto passato per sbaglio, abbiamo fatto di tutto per rompere il contratto ma non è stato possibile. Era veramente brutto, me lo sognavo addirittura la notte.

Si spengono le candeline e immagini e ricordi riaffiorano…

Fare l’editore è infinitamente gratificante, quando per due anni hai ospite per le vacanze Volponi, diventi miliardario e poco importa se nei momenti più difficili non avevi soldi nemmeno per pagare le tasse. Mi tornano in mente anche le cartoline di Sanguineti, aveva la passione per le cartoline, stava in un posto e ne comprava cinquanta, da spedire ad amici e parenti. E poi, non dimenticherò mai le sudate che io e mia moglie ci facevamo durante le telefonate con Maria Corti, ci rimproverava continuamente, Maria, era una donna straordinaria, di un rigore senza pari.

E, infine, cerchi negli scatoloni e negli scaffali del magazzino del primo piano tre libri, solo tre, che la riempiono di orgoglio.

È una domanda difficile, ma direi: Volponi, Nel silenzio campale; Sanguineti, Novissimum Testamentum; Cacciatore, Tutte le poesie.

 

(fonte: www.20centesimi.it)