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Cosmopolis

giugno 5, 2012 da redazione

Cosmopolis

 

COSMOPOLIS (Can-Fra 2012)

Regia: David Cronenberg
Cast: Robert Pattinson - Mathieu Almeric - Paul Giamatti - Juliette Binoche - Sarah Gadon
Trama: Un giovane manager multimiliardario attraversa New York nella sua limousine.

Un giovane manager multimiliardario, Eric Packer (Robert Pattinson), attraversa New York nella sua limousine proprio il giorno in cui è in corso la visita del Presidente degli Stati Uniti. Il giovane è deciso ad andare nel suo vecchio quartiere per farsi tagliare i capelli nonostante il traffico congestionato e l'invasione di migliaia di manifestanti che protestano contro le ingiustizie del sistema economico. Nella sua auto superaccessoriata e computerizzata e tenendosi in costante contatto coi mercati azionari, il manager fa riunioni di affari, fa sesso, si sottopone ad approfondite visite mediche, sempre protetto da guardie del corpo che sanno che uno stalker potrebbe ucciderlo.

David Cronenberg porta sullo schermo il romanzo di Don De Lillo, fotocopiando la parola scritta e aggiungendo il suo genio visionario. Operazione difficilissima anche per il maestro canadese, che infatti dà vita ad una pellicola controversa che può essere amata o detestata oppure suscitare entrambi i sentimenti contemporaneamente. Niente di nuovo, si potrebbe obiettare, visto che da sempre Cronenberg è autore che divide, annoverando in egual misura detrattori feroci e seguaci accaniti.

Cosmopolis può essere amato per le immagini ipnotiche, la gelida astrazione, per la limousine in cui Packer si rinchiude che diventa acquario, placenta, utero, metafora di un mondo virtuale (economico) impermeabile alla realtà. Può essere odiato per l'asfissiante verbosità che spesso è scollata da quello che vediamo, dal susseguirsi di personaggi senza passato (e probabilmente senza futuro), da scene gratuite di sesso e violenza. Tutto questo, ovviamente, può essere ribaltato e trovare estimatori o detrattori a parti invertite.

Cosmopolis ha il limite di non dirci nulla di nuovo? Se fosse arrivato in sala dieci anni fa sarebbe stato profetico, mentre oggi si riduce ad essere la messa in scena di una deriva annunciata? Oppure bisogna inoltrarsi nei labirinti cronenberghiani che portano attraverso sentieri tortuosi sempre alla stessa meta, ovvero, il corpo che cambia, che si ribella o si adegua a situazioni esterne reali o fittizie che siano?

Personalmente sono convinto che ci vorrà del tempo per comprendere (analizzare) al meglio Cosmopolis. Troppo banale per uno come Cronenberg ridurre tutto alla feroce critica del capitalismo che tra l'altro evita accuratamente il discorso sociologico per concentrarsi sulla propagazione virale dell’idea della crisi.

Alcuni passaggi importanti, come la visita medica alla prostata che diventa massaggio e quindi azione erotica e che rimanda alla bioporta di eXistenZ (1999); la relazione tra uomo e macchina che ha segnato la filmografia del maestro canadese che si sublima con la stessa auto, prima quasi camera iperbarica che con il passare del tempo si "infetta" degli umori vaginali dell'amante (Juliette Binoche), poi viene sporcata dalle vernici spray dei manifestanti sino a quando lo stesso protagonista non ci piscia dentro con chiara metafora sull'autodistruzione, creando, pur privandolo del requisito dell'evidenza, l'assioma macchina-corpo-denaro-tempo e infine l’andamento della moneta rapportato al corpo (la mia prostata è asimmetrica), sono senza dubbio tutti messaggi cronenberghiani da decifrare.

Tutto è corpo? Se così fosse allora abbiamo visto un altro film e Cosmopolis non sarebbe più il dopo Dangerous Method (2011) ma andrebbe collocato tra Crash ed eXistenZ seppur con la dovuta cautela.

Cast di gran livello con Paul Giamatti una spanna sopra gli altri. Cosmopolis è un dramma claustrofobico che pur con alcune pecche resta sicuramente affascinante e a tratti geniale, che per essere compreso al meglio probabilmente necessita della conoscenza dell'opera di Cronenberg nella sua totalità. (In sala dal 25/05/2012)

Fabrizio Luperto