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Chi fa puzzare la discarica?

maggio 11, 2013 da redazione

Chi fa puzzare la discarica?
Chi fa puzzare la discarica?

 

Resi noti i primi dati di monitoraggio dei miasmi. Li analizziamo sentendo, per la prima volta, la posizione della concessionaria che gestisce gli impianti di Cavallino

Dopo quasi un anno dai primi esposti sui miasmi provenienti dagli impianti di Cavallino, ne iniziamo a conoscere finalmente l'origine. Durante il Tavolo Tecnico riunitosi il 15 Aprile scorso, l'ARPA ha presentato i primi dati relativi ai monitoraggi eseguiti sui diversi impianti.

Per quel che riguarda la falda e il terreno, i campionamenti effettuati non hanno innescato campanelli d'allarme su un'eventuale contaminazione del sottosuolo. Per quanto concerne il monitoraggio dell'aria, la sostanza rilevata che principalmente è fonte di cattivo odore, paragonabile a quello delle uova marce, è l'Acido Solfidrico (H2S), prodotto dai batteri che attaccano le sostanze organiche presenti in discarica. I dati forniti dall'ARPA relativi alla concentrazione di questo inquinante ci permettono di iniziare a capire se questi cattivi odori abbiano delle ripercussioni sulla salute dei cittadini. I monitoraggi effettuati hanno riscontrato una concentrazione di H2S nei mesi di gennaio/febbraio con valore massimo di 10mg/m3. La normativa italiana non prevede dei valori soglia, ma il referente ARPA ha segnalato che il loro limite è di 7mg/m3, oltre il quale - in sostanza - si ha una percezione olfattiva dell'acido solfidrico. Diversi studi sulla tossicità dell'H2S sull'organismo hanno stabilito che per concentrazioni superiori a circa 14 mg/m3, si iniziano ad avvertire irritazione agli occhi e per concentrazioni crescenti danni alla vista e all'olfatto. Il superamento della soglia di 7mg/m3 si è riscontrata principalmente in località Le Mate e in un periodo in cui c'è stata la movimentazione di materiale e la manutenzione di un nastro trasportatore nell'impianto di Biostabilizzazione.

Abbiamo incontrato il direttore tecnico della società “Ambiente e Sviluppo Scarl”, concessionaria degli impianti di Cavallino, fatta eccezione per l'impianto di CDR che, come gli impianti di Poggiardo e Ugento, ha come concessionario la società “Progetto e Ambiente s.r.l.”.

Ci ha illustrato il processo di biostabilizzazione da loro eseguito. Il rifiuto solido urbano (RSU) una volta giunto all'impianto di biostabilizzazione, viene stoccato nelle apposite aree, controllato, triturato e inviato nei tunnel dove viene igienizzato e gli viene ridotta la percentuale di umidità di 1/3. Una volta raffreddato è portato all'esterno su alcuni nastri trasportatori per la vagliatura. Il materiale che ne viene fuori non è più rifiuto tal-quale, ma materiale biostabilizzato con caratteristiche tal volta superiori a quelle previste da progetto. Infine, per concludere il processo, la metà del materiale più grossolana viene inviata all'impianto per la produzione di CDR, mentre quella più fine viene inviata nella discarica Le Mate, previo recupero della parte ferrosa riciclabile. Queste operazioni a Cavallino avvengono in 14 giorni, mentre negli impianti di Poggiardo e Ugento in 7 giorni. I tunnel dentro ai quali avviene la biostabilizzazione sono collegati a dei biofiltri che ne controllano le emissioni e mensilmente la società esegue un controllo a campione per verificarne il funzionamento corretto.

In merito alla manutenzione del nastro trasportatore la ditta è autorizzata da progetto, previa richiesta alla Provincia, a scaricare il rifiuto tal-quale nella discarica di soccorso, per garantire in situazioni di emergenza il continuo smaltimento dei rifiuti. In realtà nel momento in cui è stata fatta manutenzione sul nastro, la ditta non ha potuto garantire la vagliatura del materiale; per questa ragione ha conferito nella discarica Le Mate una quantità piuttosto elevata di materiale biostabilizzato ma non vagliato, previa comunque autorizzazione della Provincia. Ed è in corrispondenza di questo transito che i sensori sembra abbiano riscontrato alte concentrazioni di H2S probabilmente legate ad una quantità maggiore di materiale conferita in discarica.

In attesa che i dati dei monitoraggi dell'ARPA vengano pubblicati ufficialmente e che si abbiano informazioni in merito alle indagini che la Procura sta eseguendo, sembra che tutto sia in regola (anche lo stoccaggio eccessivo delle balle di CDR è stato smaltito) e che i cattivi odori, siano in realtà solo fastidiosi ma - al momento - non dannosi. Sicuramente la campagna di monitoraggi estiva risulterà più interessante, poiché le variazioni climatiche influenzano in maniera netta la percezione olfattiva delle emissioni. Da questo punto di vista le segnalazioni dei cittadini e dei sindaci si sono dimostrate fondamentali affinché la Provincia fosse più vigile sull'operato del Concessionario.

D'altro canto, sembra sempre più evidente che l'elemento principale che influenza questi cattivi odori, sia la percentuale eccedente di materiale organico nei rifiuti. Una raccolta differenziata spinta che preveda la separazione dell'umido dal secco, tenderebbe ad ottimizzare il processo di smaltimento e a ridurre considerevolmente la quantità di materiale biostabilizzato che viene inviato nella discarica Le Mate. Da questo punto di vista il Comune di San Cesario è burocraticamente legato. Da pochi mesi, infatti, si è costituito l'A.T.O., Ambito di Raccolta Ottimale, a scala provinciale che deve occuparsi del Recupero, del Reciclaggio e dello Smaltimento dei rifiuti basandosi sulle direttive regionali e utilizzando i 3 siti (Cavallino, Poggiardo e Ugento) di proprietà della Regione e gestiti dai Concessionari. All'interno dell'A.T.O. si devono costituire 11 A.R.O., Ambiti di Raccolta Ottimale, che in base a bandi tipo stabiliti dalla Regione devono garantire l'erogazione dei servizi di Raccolta, Spazzamento e Trasporto dei rifiuti. San Cesario fa parte dall'A.R.O. 2, attualmente impegnata nello stabilire chi sarà il capofila. Qualora il Comune dovesse di sua iniziativa stipulare una convenzione particolare per la raccolta dei rifiuti, potrebbe incorrere in sanzioni amministrative, dovute all'uscita dall'A.R.O. Non è da trascurare inoltre il fatto che gli impianti per il trattamento della frazione organica in provincia di Lecce sono solo 2: uno a Calimera non operativo e uno a Ugento in fase di autorizzazione, dunque anche se separato, il materiale organico non potrebbe comunque essere trattato.

Insomma, stando ai dati attualmente disponibili e alle fonti dirette, Regione, Provincia, Comune e Concessionario affermano di aver lavorato al meglio, ma resta il fatto che i cittadini si preparano a rivivere una nuova estate alle prese con i cattivi odori, più informati e vigili rispetto all'anno scorso, ma senza ancora l'assoluta certezza che questi miasmi non siano dannosi per la loro salute.

Ilaria Parata
ilaria@alambicco.com