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Bio c’è... ancora

maggio 25, 2014 da redazione

Dopo un anno dal deposito del progetto e dopo più di tre mesi dalla denuncia da parte del comitato intercomunale, il rischio che venga costruita la centrale a biomasse sul territorio di Lequile è più che mai attuale

Torniamo a parlare della centrale a biomasse che si vorrebbe costruire a Lequile, perché negli ultimi giorni abbiamo avuto la riprova che gli amministratori di Lequile, al di là di proclami e dichiarazioni di circostanza, non hanno fatto nulla per bloccare concretamente la costruzione dell’impianto.

Nei tre mesi trascorsi dalla sua costituzione, il comitato intercomunale contro la centrale ha dato vita a diversi iniziative finalizzate a sensibilizzare ed informare le popolazioni interessate e a sollecitare l’amministrazione comunale di Lequile, affinché ponesse in essere tutte le procedure atte a bloccare l’avvio dei lavori. In particolare, i tecnici del comitato hanno redatto due relazioni nelle quali venivano evidenziate le criticità del progetto e veniva indicata all’Amministra-zione comunale ed agli uffici tecnici la strada da seguire per rigettare la P.A.S. presentata da CO.SAL. Lo studio del progetto ha permesso di evidenziare, innanzitutto, l’impatto negativo della centrale su un territorio già pesantemente gravato dal punto di vista dell’inquinamento. Questo perché  nel nostro territorio vi è una situazione di peculiare vulnerabilità ad ulteriori pressioni di carattere ambientale, come dichiarato anche dall’ARPA nel 2010, e la costruzione di una centrale a biomasse determinerebbe ulteriori fattori di rischio.

L’altro elemento di criticità è la circostanza che il progetto di CO.SAL. ha un carattere meramente speculativo; nel senso che è pensato per soddisfare unicamente le esigenze logistiche e gli interessi economici dell’impresa privata. Ciò con riguardo alle ricadute economiche, costituite dagli introiti relativi alla energia prodotta e immessa in rete e agli incentivi legati alla produzione di tale energia: tutti benefici che andrebbero a vantaggio esclusivo di CO.SAL. senza apportare alcuna ricaduta positiva sul territorio, o sui territori limitrofi. Da ultimo, ma non ultimo, la relazione ha evidenziato gravi ed evidenti carenze progettuali, nonchè l’incompatibilità del progetto con gli strumenti urbanistici e con le leggi. Per tutte queste ragioni il Comitato ha avanzato precise proposte all’Amministrazione, in occasione del consiglio comunale aperto che si è tenuto il 20 marzo scorso, depositando le relazioni di cui si è detto e chiedendo espressamente che venisse riaperto in autotutela il procedimento amministrativo al fine di verificare la non congruità del progetto per l’applicabilità della P.A.S., alla luce dei regolamenti urbanistici, della normativa vigente e delle carenze documentali.  

Questo procedimento in autotutela è l’unico modo che ha l’amministrazione comunale  per bloccare la P.A.S. e impedire la realizzazione dell’impianto. Il modello della P.A.S., infatti, è assimilabile al regime giuridico della D.I.A. ed è, quindi, “a legittimazione differita”, questo vuol dire che l’attività di costruzione può essere intrapresa, in mancanza di rilievi da parte delll’Amministrazione, dopo il decorso del termine di 30 giorni dalla definizione della pratica. Trascorso senza esito questo periodo, l’amministrazione dispone del “potere di autotutela”; così come può sempre ricorrere alle misure sanzionatorie volte a reprimere le dichiarazioni false o mendaci e le attività svolte in contrasto con la normativa vigente; e rimangono altresì impregiudicate le attribuzioni di vigilanza, prevenzione e controllo previste dalla disciplina di settore. Perciò - come ha ribadito di recente il Consiglio di Stato - anche dopo il decorso del termine di 30 giorni, la Pubblica amministrazione conserva un potere importante. E, dunque, anche nel caso della centrale a biomasse della CO.SAL., il decorso il termine di 30 giorni dalla presentazione della PAS non ha privato l’Amministra-zione, che intenda esercitare i poteri di inibizione e controllo non esercitati tempestivamente, dal farlo successivamente in regime di autotutela.

Pertanto il Comitato, alla luce delle criticità progettuali emerse ha chiesto espressamente all’Am-ministrazione di avviare un atto di autotutela. A tale richiesta hanno aderito anche i rappresentanti dei comuni limitrofi, che sono intervenuti nel dibattito, i quali hanno inoltre rappresentato la necessità di dare vita ad un coordinamento intercomunale finalizzato a dotare le Ammi-nistrazioni che operano sui nostri territori degli strumenti necessari ad opporsi, anche in futuro, alla costruzione di impianti simili a quelli proposti da CO.SAL. ed in ogni caso ad interventi impattanti dal punto di vista ambientale. Anche l’Amministrazione comunale di Lequile si è detta pronta ad avviare la procedura di autotutela per rigettare la PAS, ma, dopo più di due mesi da quel consiglio e dopo vari solleciti, ad oggi di tale procedura non vi è traccia. Il comitato, infatti, in questo lasso di tempo, ha continuato a sollecitare l’avvio della procedura, diffidando l’amministrazione e avvertendola che, in caso di inerzia, sarebbe stato inoltrato un esposto alla Procura della Repubblica.

A fine aprile, era parso che l’Amministrazione si stesse muovendo: con una determina di giunta era stato dato incarico a un legale di affiancare il responsabile del procedimento nella predisposizione dell’atto di rigetto della PAS e il sindaco aveva assicurato che nel giro di pochi giorni si sarebbe posta la parola fine a questa vicenda. Invece, martedì 6 maggio si è appreso che l’Ufficio, anziché avviare la procedura di rigetto in autotutela, ha deciso di inviare a CO.SAL. una semplice lettera di sollecito, con la quale si informa la ditta, per l’ennesima volta in due mesi, che se dovessero permanere i dubbi sollevati nelle relazioni presentate dal Comitato, verrà valutata la possibilità di rigettare la PAS in autotutela e si concedono alla CO.SAL. altri 15 giorni per eventuali ed ulteriori chiarimenti!

Di fronte al comportamento ambiguo del Sindaco e del responsabile tecnico, i dubbi dei cittadini diventano certezze e i timori di molti si concretizzano. Perché è ormai chiaro che l’Amministrazione uscente vuole far passare la campagna elettorale prima di prendere una decisione in merito (forse sperando di poter decidere forte di un nuovo mandato?) e, soprattutto, è chiaro che la decisione sarà nell’esclusivo interesse di CO.SAL. Se il sindaco Caiaffa avesse veramente voluto inibire la costruzione della centrale  non aveva che da chiedere al proprio dirigente di avviare urgentemente la procedura in autotutela e rigettare così la PAS.

Invece siamo davanti al paradosso che, non solo non si fa nulla di concreto per bloccare la costruzione della centrale, ma si mette addirittura la CO.SAL. nelle condizioni di sapere che, se non dovesse iniziare i lavori subito, potrebbe essere bloccata da un rigetto della PAS. Insomma: un avvertimento al contrario, che va nell’esclusivo interesse della ditta che - se non è gestita da stupidi - si affretterà a dare l’avvio alla costruzione, ben potendolo fare, poiché ad oggi è munita di un regolare permesso a costruire la cui idoneità non è minimamente scalfita dalla letterina inviata dall’ufficio tecnico. Peraltro, a questo ridicolo risultato il Comune è arrivato avvalendosi della consulenza di un avvocato, incaricato e pagato con i denari dei cittadini, mentre ha sempre declinato l’offerta di disponibilità che i tecnici del Comitato, compresi i legali, hanno più volte formulato, rendendosi disponibili a coadiuvare gratuitamente l’ufficio tecnico.

Per tale ragione, come più volte preannunciato, il comitato ha già predisposto e depositerà nei prossimi giorni, presso gli Uffici della Procura della Repubblica, un esposto finalizzato a denunciare alla Autorità Giudiziaria gli errori, le omissioni e le reticenze di tutti gli uffici pubblici interessati al procedimento.

Lucia Rollo

(nella foto: Un momento del dibattito a Sternatia contro la Centrale di Lequile, 21 marzo 2014)