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Billa, la lotta dei lavoratori continua: “Ci hanno abbandonato”

ottobre 18, 2013 da redazione

San Cesario. I 73 dipendenti dell’ipermercato si sentono abbandonati dalle Istituzioni e dai Sindacati. Sono in attesa della convocazione di un tavolo. Intanto, per la metà di loro, la mobilità scadrà fra qualche mese

Assemblee, sit-in, proteste, tavoli istituzionali: la vertenza Billa, l’ipermercato di San Cesario, è caduta nel dimenticatoio. Eppure i 73 lavoratori che da più di un anno sono in mobilità, non si arrendono e lottano da soli, contando esclusivamente sulle proprie forze. Dell’ipermercato ciò che rimane è solo un ricordo, purtroppo. Se qualche mese fa i dipendenti avevano al loro fianco le istituzioni e i sindacati, vicini nelle mobilitazioni, pronti a combattere perché venisse difeso ciascun posto di lavoro, ora, dal racconto di uno dei tanti protagonisti della triste vicenda, pare che siano stati lasciati da soli. E soli, ogni mattina, organizzano presidi lì, in quel posto abbandonato, divenuto la casa dei senzatetto, per mantenere accesi i riflettori sulla loro condizione.

“Per coloro che hanno meno di 40 anni e siamo circa la metà – spiega un lavoratore - la mobilità scadrà presto, a maggio, e poi? In questi mesi, nonostante si trattasse di poche centinaia di euro, circa 650 euro, questi soldi mi hanno permesso, seppur con mille sacrifici e difficoltà, di garantire un aiuto alla mia famiglia, a mio figlio, che è ancora minorenne”.

Una testimonianza di quanto sia drammatica la situazione per i 73 lavoratori, che, però, non abbandonano la speranza. Circa un mese fa, a settembre, infatti, hanno nuovamente bussato alle porte della Regione, richiedendo, attraverso Uiltucs, un incontro alla vicepresidente Loredana Capone. Poi l’attesa per la data di convocazione e il nulla.

La situazione è precipitata, in seguito alla decisione di Rewe, la società proprietaria del marchio Billa, di cedere l’attività. Ma se all’orizzonte non si affacciano possibili acquirenti, per i dipendenti si prospetta un futuro nero. Un futuro che non potranno garantire alle proprie famiglie. E le istituzioni dove sono?

(fonte: www.leccenews24.it)