Salta al contenuto principale

Bella addormentata

settembre 10, 2012 da redazione

Bella addormentata

 

BELLA ADDORMENTATA (Ita 2012)

Regia: Marco Bellocchio
Cast: Toni Servillo - Isabelle Huppert - Alba Rohrwacher - Maya Sansa - Piergiorgio Bellocchio - Michele Riondino - Gianmarco Tognazzi

Febbraio 2009. Eluana Englaro, dopo 17 anni trascorsi in coma vegetativo, su iniziativa del padre viene trasferita in una clinica di Udine in cui operano medici disposti a porre fine ad una vita che vita non è. Nel Paese le reazioni sono contrastanti. C'è chi vuole impedire ad ogni costo che ciò avvenga e chi invece ritiene che sia l'attuazione di un diritto civile. Il senatore Uliano Beffardi (Toni Servillo) del Popolo della Libertà viene convocato a Roma per la votazione del decreto d'urgenza in materia voluto dal governo Berlusconi per contrastare la volontà del padre di Eluana. Beffardi, in seguito a una vicenda personale, sta maturando l'idea di votare contro le direttive berlusconiane; sua figlia Maria (Alba Rohrwacher) appartenente ad un gruppo di cattolici integralisti è invece decisa a manifestare contro quello che ritiene un omicidio. La Divina Madre (Isabelle Huppert) è un'attrice famosa ritiratasi dalle scene per assistere la figlia in coma. Il giovane dottor Pallido (Piergiorgio Bellocchio) si trova dinanzi al caso di Rossa (Maya Sansa), tossicodipendente che tenta più volte il suicidio.

Il maestro Bellocchio inventa storie diverse e parallele per mettere lo spettatore dinanzi ai diversi punti di vista riguardo ad un tema che nel nostro Paese ha sempre suscitato violente contrapposizioni. Bella Addormentata è raffinato ed intelligente nella sua messa in scena. Una prima parte invasa dalla cronaca dei quotidiani e da notiziari televisivi, politici che devono dire la loro ad ogni costo e conduttori che urlano dai teleschermi. Una seconda parte intima, privata, fotografata (da Daniele Ciprì) in maniera quasi onirica.

Uno scarto che nella differenza tra pubblico e privato appartiene senza dubbio ai personaggi di Bellocchio il cui ruolo ufficiale smette di esistere rispetto alla loro realtà privata. Infatti, il politico agisce da uomo libero e non da uomo di partito; la figlia abbandona la propria militanza integralista quando c'è da innamorarsi di chi ha idee opposte alle sue; l'attrice abbandona le scene e il pubblico adorante per rinchiudersi nel dolore e nella speranza. In poche parole Bellocchio celebra la supremazia dell’individuo.

Nella pellicola non mancano schiaffoni pesanti nei confronti del potere, spesso bersaglio del regista. La politica ne esce malissimo grazie alle sequenze che vedono protagonista il personaggio di Roberto Herlitzka (il suo dialogo con Toni Servillo nel bagno turco posizionato sotto il Senato è uno dei momenti più alti del film), uno psichiatra che dispensa calmanti e sentenze a politici sull'orlo di una crisi di nervi, ed anche la Chiesa, mai misericordiosa, ma rappresentata da un prete manipolato dall’attrice e ridotto a presenza istituzionale.

Tuttavia, nonostante quanto di positivo detto, qualcosa in Bella Addormentata non torna, primo tra tutti l'unanimità di giudizio riscossa a Venezia da un regista difficilmente catalogabile e per questo considerato scomodo da qualunque schieramento politico ed ideologico che, ricordiamolo, fece il suo esordio con quel pugno nello stomaco che fu I pugni in tasca (1965) tanto criticato dall'Italia bigotta e democristiana dell'epoca. Forse la messa in scena del regista piacentino, in alcuni frangenti, risulta eccessivamente distaccata, fredda, poco coinvolgente, difficilmente diregibile dal "grande pubblico" e per questo motivo politici, religiosi, talk show con tuttologi e divette scosciate si astengono dall'occuparsi e dal criticare una pellicola che certo morbida con i poteri forti di questo Paese non è.

Dal punto di vista tecnico, celebrata la fotografia di Ciprì e la buona prova attoriale di Tognazzi e Rohrwacher (inutile soffermarsi su Servillo e l'immensa Huppert), ci sono da segnalare una sorprendente abbondanza di errori nelle sequenze di ambientazione ospedaliera (il medico che tampona a mani nude la copiosa fuoriuscita di sangue dai polsi di una tossicodipendente su tutte) e la rappresentazione del personaggio interpretato da Maya Sansa, troppo in salute e dalla dentatura impeccabile per essere una tossica all'ultimo stadio. Non basta lo smalto consumato delle unghie (che tra l'altro il personale sanitario rimuove prima di un intervento chirurgico) a fare della brava Maya Sansa una tossica credibile. In concorso a venezia 2012. (in sala dal 6/9/2012)

Fabrizio Luperto