Salta al contenuto principale

Arrivederci Amore Ciao

dicembre 14, 2014 da redazione

Dopo 14 anni di passioni, informazioni, notizie, interviste, “l’alambicco” vi saluta e vi ringrazia

 

Care lettrici e cari lettori,

“l’alambicco” chiude. Ve lo diciamo così, senza tanti giri di parole, in maniera schietta e spontanea come piace a noi. Abbiamo pensato a lungo a come comunicarlo e su queste due prime righe ci abbiamo riflettuto per giorni. Tutto sembrava troppo retorico, a volte quasi patetico, a tratti persino melenso e sentimentale. Cosa dire? Il progetto editoriale locale più ambizioso di San Cesario volge al termine. Sappiamo già che quando leggerete queste righe molti di voi avranno captato mirabolanti motivazioni: “s’anu lletecati”, “nu tenenu cchiui sordi”, “l’amministrazione l’ha fatti chiudere”, “l’anu denunciati”, “lu Direttore è statu arrestatu”, sino al coinvolgimento di alcuni di noi nel caso di Ustica o nella tragedia del Titanic. Ci dispiace deludervi ma la motivazione che ci ha portato a questa scelta è molto semplice: non riusciamo più a conciliare i nostri impegni personali, come lavoro e famiglia, in un progetto di volontariato e impegno sociale che abbiamo amato più di noi stessi e che merita e richiede tempo e risorse.

La decisione è stata sofferta e travagliata; mentre scriviamo queste righe alcuni di noi non sono ancora del tutto consapevoli della scelta presa. Disorientati dai cambiamenti e dall’accettazione di qualcosa che abbiamo voluto allontanare dalla nostra coscienza. Affrontare la faccia di coloro che ci hanno sostenuto e apprezzato in questi anni sarà la parte più difficile; osservare la delusione di quegli occhi ci ferirà ma allo stesso ci renderà orgogliosi di aver dato a San Cesario e a voi tutti un piccolo fazzoletto di carta che - ci piace pensare - farà parte della storia del nostro territorio.

Durante questi anni ci hanno accusato di essere partigiani, cammellati... Ci siamo guadagnati le critiche delle opposizioni, delle maggioranze e di tutti coloro prendessero parte alla vita politica sancesariana e non solo. E questo ci è bastato per sapere che abbiamo fatto bene. Abbiamo chiesto e avuto sostegno da persone che hanno messo il loro nome e anche il loro denaro in questo foglio che avete tra le mani. Questo numero è dedicato soprattutto a loro ma anche a tutti coloro che non hanno compreso sino in fondo che acquistare un piccolo spazio pubblicitario significava contribuire a qualcosa di ben più grande: un progetto associativo e culturale, formativo.

Un giornale ha la necessità di due punti focali: il lettore e la redazione. Voi e noi.

Di voi sappiamo che preferivate leggerlo nei luoghi più comuni: dal salotto, al cesso, passando per la cucina e sino all’uscio di casa; sappiamo che spesso chi diceva di non leggerlo, alla fine era uno dei nostri lettori più assidui e abbiamo le impronte digitali di coloro che di nascosto una sbirciatina l’hanno data. Sappiamo che i vostri cani lo amavano appena inserito sotto la porta e sappiamo che alcuni di voi ci rincorrevano per averne una copia “percè a casa mia nu lu mentiti mai”. Abbiamo le prove che qualcuno di voi l’ha usato invano come ‘mpezzecaturu e che alcuni di voi conservano meticolosamente ancora tutte le copie.

Sappiamo che anche voi amate “l’alambicco” più di quanto lo abbiate dimostrato in questi anni e sappiamo pure che qualcuno senza il famoso giornaletto non saprà più di che cosa parlare/sparlare. Non sappiamo invece cosa voi sapete di noi. Questo progetto è durato tredici anni e sotto le lettere stampate del giornale sono passati tanti volti e tante voci; ognuno ha dato, rafforzato e contribuito a questo straordinario progetto culturale che è “l’alambicco”.

E dietro la carta non è difficile immaginare che si nascondano sorrisi, entusiasmo e vivacità intellettuale. Ce ne abbiamo per tutti i gusti: sognatori, realisti, sentimentali, pignoli, ritardatari, appassionati, presuntuosi, famelici, permalosi, timidi, severi… Ognuno di noi con il suo carattere, con la sua storia e in sinergia ha dato qualcosa di prezioso. Abbiamo lottato, galleggiato, a volte rischiato di affondare ma non abbiamo mai mollato la presa. E non lo stiamo facendo nemmeno ora. Vorremmo fosse chiaro. Abbiamo scritto i nostri articoli di notte, nei ritagli di tempo, nelle pause a lavoro e anche sullo stesso cesso dove voi ci avete letto; abbiamo chiamato centinaia di numeri telefonici e ricevuto decine di segnalazioni di cose da raccontare; abbiamo visto oscure figure in notturna impaginare e correggere sino allo sfinimento quello che voi avete ricevuto nelle vostre case ogni tre mesi, puntuale e presente. 

Su queste pagine avete scoperto piccole porzioni di mondo vicine e lontane e attraverso noi incontrato uomini e donne di pace, di coraggio, combattenti e grandi lavoratrici e lavoratori. Quando rifletterete su questa scelta, pensate alla parte più bella di questa esperienza e non costruite castelli di sabbia. Fateli di carta, quella alambicchiana, quella stessa carta alla quale abbiamo dedicato il nostro tempo. Costruendo ogni pezzo de “l’alambicco” abbiamo costruito noi stessi, la nostra identità. Appendiamo la penna con l’inchiostro al chiodo, curiosi di vedere quali altre forme prenderà il racconto di noi e del nostro paese. 

La redazione