Salta al contenuto principale

“Arseni uccise perché fu provocato”

luglio 9, 2014 da redazione

La difesa chiede la pena minima per il killer di Gianfranco Zuccaro. La sentenza è stata rinviata al mese di settembre

La parola alla difesa: non fu un omicidio premeditato quello del bodyguard Gianfranco Zuccaro la mattina del 7 luglio dell'anno scorso nella piazza centrale di San Cesario. E Lorenzo Arseni, 47 anni, del posto, non agì come avrebbe fatto un mafioso quando sparò sette colpi di pistola ed ammazzò Zuccaro. L'avvocato Ladislao Massari nelle quattro ore di arringa di ieri (difende Arseni con Massimiliano Petrachi) ha sostenuto ancora altre due circostanze per concludere con la richiesta della pena minima: fu provocato Arseni. Ed infine ha criticato la scelta in diritto del procuratore aggiunto Antonio De Donno e del pubblico ministero Roberta Licci di non considerare "in continuazione" i reati di omicidio e di porto in luogo pubblico della pistola. Una scelta determinante per l'accusa per concludere con la richiesta della condanna all'ergastolo.

La sentenza era attesa per ieri, ma gli impegni con altri processi e con il turno delle convalide del giudice per l'udienza preliminare Carlo Cazzella ha fatto rinviare tutto al 25 settembre. Probabili le repliche del pubblico ministero Licci e degli avvocati difensori, poi arriverà il verdetto. Dunque, anche l'udienza di ieri ha visto i legali di Arseni puntare a ridimensionare il quadro accusatorio scaturito dalle indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo.

Premeditazione? L'avvocato Massari ha sostenuto che un omicidio pensato a tavolino non può essere consumato di domenica mattina, nella piazza centrale, in pantaloncini ed infradito. E non ci sarebbe nessun nesso con gli episodi richiamati dal pubblico ministero: il pestaggio di Zuccaro ai danni di un imprenditore per costringerlo a farlo entrare nella società che gestiva una palestra, gli schiaffi ricevuti da un amico dell'imputato ed altri episodi ancora per i quali Zuccaro sarebbe stato chiamato ad intervenire.
Le modalità mafiose? "Un aggravante geografica" l'ha definita l'avvocato Massari, riferendosi alla presenza a Lecce della Direzione distrettuale antimafia.

Il legale ha spiegato la sua tesi: un mafioso agisce senza farsi scoprire. Non agisce davanti alle telecamere. E la provocazione? Le avances alla moglie di Arseni, il carattere litigioso e prepotente della vittima e poi la sequenza del filmato dell'impianto di video-sorveglianza del bar-pasticceria mostrerebbe, siamo sempre sul fronte della difesa, che Arseni si stia allontanando dopo il colloquio ed il caffè preso con Zuccaro. Poi si volta di scatto, prende la pistola e spara. Come se il bodyguard avesse detto qualcosa che avrebbe potuto farlo uscire dai gangheri. Infine la questione della "continuazione" fra i reati di omicidio e di porto dell' arma.

Sempre ieri gli avvocati Massari ed Antonio Degli Atti hanno chiesto l'assoluzione degli imputati accusati di aver favorito la latitanza di Arseni durata 28 giorni e conclusasi in una casa al mare a Lendinuso. Sono Antonio di Antonio De Marco, 45enne, originario di Cellino San Marco e domiciliato a Torchiarolo (2 anni ed 8 mesi la richiesta); Federica Ferrara, 27enne, di Brindisi (1 anno e 4 mesi), Maurizio Manfreda, 44enne. di Brindisi (2 anni e 4 mesi). nonché i coniugi Agata Rollo (2 anni) e Italo Cleopazzo (1 anno e 4 mesi), rispettivamente di 54 e 65 anni, di San Cesario. I familiari della vittima si sono costituiti parte civile con gli avvocati Mariangela Calò, Gabriele e Giovanni Valentini.

 

Oltraggiato il "ricordo" del bodyguard

I manifesti affissi dalla famiglia del giovane ucciso, all'ingresso del paese, imbrattati con la vernice nera

Imbrattato di nero il manifesto fatto affiggere dai familiari di Gianfranco Zuccaro per ricordare la scomparsa tragica del 7 luglio dell'anno scorso. E’ successo venerdì della scorsa settimana. Dunque nei giorni intercorsi fra la prima udienza dell'i luglio e quella di ieri del processo in cui è stato chiesto l'ergastolo per il principale imputato, il 47enne di San Cesario Lorenzo Arseni.

Il volto sorridente di Zuccaro è stato coperto di vernice nera a partire dal collo, fino al naso, compresa la bocca e le guance. Ed alla stessa maniera sono state cancellate in parte le scritte e l'immagine di un paio di guantoni: "Vinci sempre campione!!! Ovunque tu sia...La tua famiglia". Se non si fosse trattato proprio dell'uomo ammazzato con sette colpi di pistola davanti alle telecamere del più noto bar-pasticceria di San Cesario e se non fosse che il processo è in corso e la sentenza era attesa per ieri, in pochi ci avrebbero fatto caso.

Ed invece quei manifestato affisso ala l'ingresso di San Cesario e ben visibile a chi arriva da Lecce è stato notato dai carabinieri della stazione. Non è sfuggita la circostanza che sia stato volutamente rovinato in concomitanza del processo e coprendo interamente la bocca. Un messaggio di tenere la bocca cucita? Le immagini ed una informativa sono state depositate in Procura. Se ne sta occupando lo stesso magistrato che rappresenta l'accusa nel processo e che ha diretto le indagini, il pubblico ministero Roberta Licci. E visto che ieri l'udienza è stata dedicata interamente alle arringhe difensive, è probabile che il magistrato ne parlerà nelle repliche del prossimo 2 settembre.

 

(fonte: Nuovo Quotidiano di Puglia, 09/07/2014)